La Diada de Sant Jordi (giorno di San Giorgio), nota anche come El Dia de la Rosa (Il giorno della rosa) o El Dia del Llibre (Il giorno del libro) è celebrato il 23 aprile, dal 1926. L'evento principale è lo scambio di rose e libri tra innamorati, persone care e colleghi. Si tratta di una celebrazione molto simile al giorno di San Valentino del mondo di lingua inglese, il che fa sì che molti catalani rivendichino questa festa come il vero giorno dell'amore in Catalogna e fa sì che il giorno di San Valentino sia visto come una festa invasiva o un esempio di omogeneizzazione culturale.
venerdì 23 aprile 2021
TRADIZIONI | Bona Diada de Sant Jordi 🌹📖
La Diada de Sant Jordi (giorno di San Giorgio), nota anche come El Dia de la Rosa (Il giorno della rosa) o El Dia del Llibre (Il giorno del libro) è celebrato il 23 aprile, dal 1926. L'evento principale è lo scambio di rose e libri tra innamorati, persone care e colleghi. Si tratta di una celebrazione molto simile al giorno di San Valentino del mondo di lingua inglese, il che fa sì che molti catalani rivendichino questa festa come il vero giorno dell'amore in Catalogna e fa sì che il giorno di San Valentino sia visto come una festa invasiva o un esempio di omogeneizzazione culturale.
martedì 9 marzo 2021
CATALUNYA | L’Europarlamento revoca l’immunità ai deputati catalani in esilio.
Articolo per "La Voce del Nord"
Nuvole nere si addensano sull’Europa, scure e foriere di repressione si dipanano dagli scranni dell’emiciclo europarlamentare a Bruxelles per finire sulle terre di Catalogna.
Nere come la ventata di “neofranchismo” che pervade, da oggi non più solo la Spagna ma anche un’Europa sempre più fogna del nazionalismo, anziché culla delle libertà delle persone e dei suoi popoli.
In Belgio il Parlamento Europeo, riunito in seduta plenaria, ha votato, a scrutinio segreto, per rimuovere l’immunità parlamentare di tre eurodeputati catalani, l’ex presidente catalano Carles Puigdemont e i suoi ex ministri Clara Ponsati e Toni Comin, come richiesto dalla magistratura spagnola per poter procedere contro di loro come già ha fatto nei confronti degli altri esponenti indipendentisti condannati a diverse pene detentive per “reati” legati allo svolgimento del referendum per l’indipendenza dell’ottobre 2017.
La revoca apre la strada per Madrid onde poter riattivare i mandati d’arresto europei finora rifiutati dal Belgio.
In una votazione a scrutinio segreto svoltasi ieri sera ma rivelata solo questa mattina, più di 400 eurodeputati hanno votato per revocare la loro immunità, quasi 250 contrari e più di 40 deputati si sono astenuti.
Puigdemont dovrebbe sollevare la questione alla Corte di giustizia europea (CGUE) dopo che è trapelata ai media una relazione della commissione giuridica del parlamento che raccomandava la rimozione della loro immunità.
Questa è la terza volta che la Corte Suprema spagnola ha provato a farli estradare, dopo che precedenti tentativi erano falliti in Scozia, Belgio e Germania.
La perdita della loro immunità non influirà sul loro status di deputati al Parlamento europeo, che manterranno fino a quando non saranno esclusi dall’incarico dopo un’eventuale condanna.
“Oggi è un giorno triste per il Parlamento europeo, noi abbiamo perso la nostra immunità ma il Parlamento europeo ha perso molto di più. Questo è un caso di persecuzione politica”. Così Puigdemont nel corso di una conferenza stampa dopo il voto dell’Eurocamera a Bruxelles.
Se da un lato la repressione del “nazionalismo neofranchista” è arrivata fino all’Europarlamento in Catalogna un giudice di sorveglianza ha stabilito la revocato lo status di semilibertà di cui godevano diversi degli esponenti indipendentisti condannati per reati legati al referendum quali Oriol Junqueras, Joaquim Forn, Raül Romeva, Jordi Turull, Josep Rull, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, che dovranno pertanto rientrare in carcere e restarci fino all’espiazione delle loro pene detentive.
Un brutto segnale, una spregevole forzatura, l’ennesimo attacco alle libertà sul quale tacere è rendersene complici.
martedì 12 gennaio 2021
INTERNAZIONALE | ECCO A VOI LA BREXIT
Nella foto lo "screenshot" di una newsletter di un brand britannico arrivata stamane nella quale si scusano per non poter al momento spedire merce verso i clienti europei causa Brexit, ovvero i problemi generati dal fatto di non far più parte di un libero spazio di libero commercio senza dazi, gabelle e dogane.
"A Noi cazzo cene! noi compriamo itagliano, ciabbiamo pure il casbec!!!" si apprestano a scrivere i vari sovratonti adoratori dell'italexit, peccato che gli scambi commerciali tra la sola italia ed il regno unito (unito per adesso) ammontino a oltre 35 miliardi di euro, di cui 25 di esportazioni italiane verso la perfida albione (come piace chiamarla ad alcuni di cui sopra).
Scambi che rischiano di subire un blocco o comunque dei contraccolpi in entrambe le direzioni, con evidenti e palesi effetti sull'economia e l'occupazione di questo paese (inteso come l'entità statale attuale, non certo quella agognata da molti da queste parti) con buona pace di certi "economisti" che passano da un convegno del partito comunista a scranni parlamentari sovranisti.
giovedì 19 novembre 2020
ECONOMIA | Il “Nord” ancora di fronte al bivio: Europa o Africa?
Articolo per "La Voce del Nord"
“Dal 2008 ad oggi il divario tra le economie dell’Europa settentrionale e meridionale è costantemente aumentato, con le prime che sono cresciute a una velocità di gran lunga superiore alle seconde. Questo gap via via sempre maggiore ha comportato uno spostamento del centro economico dell’Unione Europea sempre più verso Nord, con buona pace degli obiettivi Ue sulla convergenza economica e sulla eliminazione progressiva delle asimmetrie tra i Ventisette.”
Così scrive una ricerca dell’Institut der Deutschen Wirtschaft, istituto per la ricerca economica con sede a Colonia, ripresa da un articolo a firma di Claudio Paudice sull’Huffington Post. Il quale riporta come tra il 2008 ed il 2019 a fronte di una incremento del PIL nordeuropeo del 37,2% al sud (per intenderci Portogallo, Spagna, Italia tutta, ecc.) solo del 9,9%.
Prosegue l’articolo ricordando come “La ricerca individua gli spostamenti del fulcro economico (cioè il punto dal quale la produzione economica aggregata è più o meno uguale in tutte le direzioni) in Europa negli ultimi vent’anni. Partendo dal centro geografico (collocato nel Sud della Germania) quello economico viene ricalcolato in base all’andamento della produzione delle regioni europee. L’esercizio serve naturalmente a fotografare una tendenza: nel 2000 il centro economico europeo si colloca a metà strada tra Offenburg e Friburgo, a cavallo del confine franco-tedesco.”
Per finire mostrando come: ”Secondo la ricerca di questo passo il centro economico europeo si sposterà sempre di più verso il Nord, allontanandosi dal centro geografico. Stando ai calcoli fatti da Kauder, infatti, tra venticinque anni il cuore della ricchezza dell’Unione Europea si inoltrerà ancora più in territorio tedesco di 200 chilometri, posizionandosi a Mannheim, città del Baden-Württemberg, verso Francoforte. Nulla di incoraggiante per le economie del Sud.”
Questi i numeri e le previsioni su cui basare considerazioni, analisi e progettare azioni per “evitare” che lo scenario prospettato possa realizzarsi in concreto. I cosiddetti “sovranisti”, che preferisco peraltro definire “sovratonti”, prenderebbero la palla al balzo farfugliando come sarebbe ovvio e doveroso uscire dall’Euro e dall’Unione Europea, tornare alla liretta e vivere di svalutazione. Una prospettiva deleteria e cialtronesca che vede nell’Argentina un valido esempio di messa in atti di tali “politiche”.
Passando a prospettive serie giova preliminarmente ricordare altri dati, vale a dire quelli sull’ammontare dello scambio commerciale, ad esempio della Lombardia, nei confronti dell’UE in generale ammonti a 161 miliardi, dei quali ben 44 con la sola Germania. Numeri che ne fanno più un Lander teutonico che una Regione italica…
Un legame forte e stretto nato in decenni di collaborazione e affari del tessuto economico e imprenditoriale che hanno permesso alla Lombardia di divenire uno dei “Motori d’Europa”, seppur gravato da una zavorra dal nome “stato italiano”. Un motore che rischia di divenire sempre più marginale se mai le previsioni dello studio tedesco dovessero avverarsi.
Un “motore” che non può permettersi di sganciarsi dagli altri a nord delle Alpi, pena il progressivo scivolamento verso altre latitudini levantine con conseguente impoverimento e declino economico nonché sociale.
Un “motore” i cui “pistoni” fatti da artigiani, pmi, grandi aziende, professionisti e corpo sociale da sempre vede nella collaborazione, nello scambio e nell’integrazione con le aree più avanzate e produttive del continente non certo un luogo oscuro da cui scappare ma bensì la sua naturare collocazione.
Un “motore” troppo spesso “gigante economico” ed al contempo “nano politico” che deve soprattutto oggi alzare la sua voce nei confronti di decisori politici che non sembrano affatto rendersi conto dei problemi di queste aree facenti parte protempore dell’entità statali italiana, le cui uniche risposte in questi mesi sono stati banchi a rotelle, bonus per monopattini ed ennesimi sgravi per il sud.
Un “motore” orfano di rappresentanza politica vera, per la rinuncia di alcuni non certo per una sopravvenuta scomparsa delle necessità e prospettive che da sempre vi risiedono, ormai di fronte ad un bivio le cui uniche direzioni proposte sono: Europa o Africa. Una delle quali è la strada che “naturalmente” il motore vuole imboccare e l’altra quella cui sarà destinato suo malgrado se non saprà sganciarsi dal solito e onnipresente baraccone.
giovedì 29 ottobre 2020
REPRESSIONE | Nuovi arresti in Catalogna per “crimini” legati al processo indipendentista.
Articolo per "La Voce del Nord"
In un’importante operazione di polizia, svoltasi in tutta la Catalogna, gli agenti della “Guardia Civile” spagnola hanno arrestato 21 persone che, a loro avviso, avrebbero preso parte alla deviazione di fondi pubblici verso il Belgio per “finanziare” le attività dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont, in un caso che si suppone sia anche collegato alla piattaforma di protesta pro-indipendenza “Tsunami Democràtic”.
Tra gli arrestati questo mercoledì, per presunto uso improprio di fondi pubblici, abuso d’ufficio e riciclaggio di denaro, ci sono diversi esponenti dei partiti politici catalani CDC ed ERC: David Madí, Xavier Vendrell e Oriol Soler. Un altro arrestato è stato Josep Lluís Alay, capo dell’ufficio politico di Puidemont in Belgio, che è già stato poi rilasciato.
Sono state effettuate 31 perquisizioni in otto distretti giudiziari in tutta la Catalogna. Oltre ai reati legati alla corruzione, il tribunale contesta presunti reati contro l’ordine pubblico, il che potrebbe implicare un collegamento dell’intera operazione con la piattaforma di protesta “Tsunami Democràtic” che ha operato alla fine del 2019. A differenza di altre operazioni di polizia, inerenti al processo di indipendenza, questa volta i reati di terrorismo non sono inclusi nelle accuse. Le denunce di tali crimini causerebbero automaticamente il trasferimento del caso al tribunale delle udienze nazionali di Madrid.
La presunta rete oggetto di indagine riguarda una presunta appropriazione indebita di fondi da parte dell’ente provinciale di Barcellona, la Diputació, nonché l’esistenza di una rete che collegherebbe il finanziamento del processo di indipendenza tramite fondi pubblici, il gruppo Tsunami, i rapporti con la Russia e un presunta operazione di vendita di proprietà. Gli arrestati sono uomini d’affari catalani legati agli ex governi della Catalogna, ai partiti politici ERC o CDC (Convergència Democràtica, predecessore dell’attuale JxCat), o legati a leader indipendentisti, in particolare con il presidente in esilio Carles Puigdemont.
Josep Lluís Alay, capo dell’ufficio di Puigdemont a Waterloo in Belgio, è stato rilasciato dopo essere stato accusato di abuso nell’utilizzo di fondi pubblici. Parlando alla stazione radio RAC1 dopo il suo rilascio, ha detto di essere calmo e quando gli è stato chiesto del crimine di cui era accusato, ha detto “il solito”. Alay ha denunciato l’operazione come “persecuzione della causa indipendentista”.
L’indagine dalla quale sono scaturite le perquisizioni e gli arresti è diretta dal tribunale numero 1 di Barcellona e fa parte di un caso aperto nel 2016 e fino ad oggi mantenuto riservato. Il caso originale era relativo a presunti crimini di corruzione nell’autorità provinciale della Diputació di Barcellona.




