sabato 27 luglio 2013

PROVINCIA | riflessioni sull'ultimo consiglio (saltato)

Come molti avranno appreso dai media la seduta di ieri del Consiglio Provinciale non si è svolta causa il non raggiungimento del numero legale (il minimo di consiglieri presenti per avviare i lavori è di 16 su 31, ma Lega e Pdl non vi sono arrivati per le assenze di ben 6 consiglieri, alcune comunicate per tempo, altre solo la mattina stessa del consiglio e per motivi su cui preferisco soprassedere...).

Al di là del numero paritario di assenze tra i due partiti di maggioranza la maggiore responsabilità di quanto accaduto ieri è ben sintetizzata dalle parole di Franco Mazzocco e confermata da quelle di Gabriele Gallina di seguito riportate da un articolo del sito www.inviatoquotidiano.it e riprese anche dagli altri organi di informazione.

In attesa di capire se la seconda convocazione del consiglio provinciale sui temi all'ordine del giorno possa essere fissata per il prossimo martedì 30 maggio, il consigliere della Lega Nord Franco Mazzocco ha chiesto un urgente vertice di maggioranza: "Perché chi siede in questo consiglio ha un ruolo istituzionale, e deve rispondere ai cittadini - ha detto il capogruppo del Carroccio - Non è possibile che beghe interne agli amici del Pdl abbiano fatto venir meno il numero legale".
Amaro il commento conclusivo di Gabriele Gallina, alla sua prima uscita come capogruppo del Pdl in Provincia. 
"E' un peccato vedere che tensioni interne al partito si trasferiscano sulle istituzioni - ha affermato - per le quali ciascuno di noi ha preso l'impegno di lavorare. Chi fa politica deve saper scindere il suo ruolo istituzionale, in cui è chiamato a essere il rappresentante dei cittadini, e quello di uomo di partito, in cui portare le proprie sensibilità e idee. Non è il consiglio provinciale il luogo per le battaglie personali".

Volete un  mio commento? 
Eccolo: "Sottoscrivo pienamente le parole pronunciate da Franco nell'indicare le beghe del Pdl quale causa di quanto avvenuto ieri, circostanza confermata dal capogruppo di quel partito.

Che ogni movimento politico abbia al proprio interno discussioni e problemi da risolvere è noto a tutti (basta una breve rassegna stampa dell'ultimo mese per comprendere l'armonia interna al Pdl n.d.r.), ma queste devono rimanere estranee al corretto svolgimento dei lavori assembleari del consiglio provinciale, per rispetto dei cittadini che questa amministrazione amministra (perdonate il gioco di parole ;-)...).

Come Assessore non è affatto gratificante vedere certi "spettacoli" mettere a repentaglio il proprio lavoro e quello dei colleghi.

Specie in un periodo nel quale, mi riferisco all'ultimo anno di attività, il quadro normativo ha visto l'ente che oggi amministriamo prima soppresso, poi accorpato, con giunte prima decadute e poi non decadute, fino ai progetti di questi giorni annunciati dal governo.

E nonostante questa costante incertezze a volte scoraggianti ed il problema delle assenze in consiglio (fatto non nuovo...), mi sia permesso di segnalare come proprio in questo anno di lavoro quasi terminato il sottoscritto non ha saltato una sola seduta della giunta provinciale.
La voglia di lavorare non è mai mancata, e non mancherà in questo ultimo anno di mandato...
Spero che anche altri si facciano un esame interiore e onorino l'impegno assunto con gli elettori."

venerdì 26 luglio 2013

Consigli Linkistici | Sussurrandom.it


Da qualche mese è attivo nel web (e non solo) un nuovo sito-esperimento che ha pure avuto l'onore (o la disgrazia :-)...) di avermi ospite per una video-intervista.

Mi riferisco a www.sussurrandom.it

Chi è, chi sono, cos'è ? ? ?
a lui, lei, loro la risposta...

Bella domanda. Iniziamo a dire cosa non siamo. Come recita il disclaimer a fondo pagina: “questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Pertanto, non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001”.
Una dichiarazione che non è solamente tecnica ma anche di intenti. A Crema ci sono parecchie testate giornalistiche con redazione, collaboratori e tutti i crismi dell’organo di informazione. Non serviva quindi certo un altro organo di informazione nell'inflazionato panorama dell’informazione locale.
E poi Sussurrandom non ha neppure una redazione, i collaboratori fissi o tutto l’apparato di un organo di informazione. Non si preoccupino quindi gli organi di informazione classici: nessuna concorrenza, ci mancherebbe altro.
Detto quello che il sito non è iniziamo a dire cosa è, cosa potrebbe essere.
Potremmo definirlo un essere ibrido a metà tra blog personale, il contenitore legato al mondo dei network sociali e l'aggregato di notizie. Muoversi nel mare magnum del web 2.0 è impresa da esperti della nuova comunicazione. E’ evidente che oggi gran parte delle suggestioni transita attraverso i network sociali, anche in una città giocattolo come Crema. E da qui il sottotitolo: sussurri e grida dalla città giocattolo. Si ecco. Sussurrandom è una piccola antenna che cerca di intercettare suggestioni sussurri e grida attraverso i social network e attraverso la strada. Tutto qui.
Da qualche settimana, ben prima dell’avvio del sito/blog, sono nati la pagina su Facebook e il profilo su Twitter. Li si è iniziato ad interagire con chi potrebbe essere interessato a Sussurrandom, con chi potrebbe essere la voce, una delle voci, di Sussurrandom.
Si perché una delle idee principali e quella di essere un aggregatore di voci alla cremasca. Infatti tutti quelli che hanno un profilo Twitter potranno partecipare al sito semplicemente mettendo nei loro Tweet l’hastag #sussurrandom. Automaticamente il loro cinguettio verrà mostrato sulla home page nell’apposito spazio. Ma l’idea è anche quella di aggregare i migliori status su Facebook dei personaggi cremaschi.
Un paio di doverosi ringraziamenti. Per il nome Sussurrandom a Giovanna Mantica e per la definizione Città giocattolo a Elena Crotti e Massimo Guerci.

giovedì 25 luglio 2013

M5S | ma vaffanDURT ! ! !

Il Movimento 5 Stelle impone il DURT, 21 obblighi in più per i piccoli imprenditori.

Non si chiama più decreto del Fare (nome pomposo per un decreto inconsistente...) e forse, data anche l’enfasi sull’impegno per la Semplificazione, è giusto così.
Nel suo percorso attraverso le commissioni parlamentari prima del voto di fiducia chiesto dal governo, i grillini sono riusciti intaccare l’articolo 50 introducendo un nuovo obbligo in 21 punti per gli imprenditori, il DURT, acronimo di "Documento Unico di Regolarità Tributaria".

GRILLO SALUTA LE IMPRESE
Adesso bisognerà vedere come la prenderanno tutti gli artigiani, i piccoli imprenditori, dall’edilizia ai servizi di manutenzione, ogni volta che avranno lo Stato come appaltatore, specialmente quelli di loro che confidando nel furore anti-burocrazia di Beppe Grillo, lo hanno votato: l’emendamento DURT è stato infatti presentato dal 5 Stelle Giacomo Pisano in un blitz nelle commissioni che ha ricevuto l’inaspettato e decisivo supporto di Stefano Fassina, PD (sottosegretario del governo Letta).

Ma cos’è il DURT? Non è un tributo, una tassa:
si tratta di un obbligo, un adempimento burocratico che impone a una ditta in procinto di essere pagata per un appalto, di comunicare alla Agenzia delle Entrate entro 30 gg. tutti i versamenti delle buste paga dei dipendenti e delle liquidazioni Iva che diventano mensili.
Insomma deve dimostrare in anticipo di essere in regola prima che la pubblica amministrazione stacchi l’assegno o versi il bonifico.
Tutti controlli che in un sistema efficiente e moderno dovrebbe essere la stessa amministrazione pubblica a compiere, semplicemente incrociando i dati delle varie agenzie ed enti (INPS, Agenzia delle Entrate, enti locali, ecc.).

E chi, quella stessa pubblica amministrazione che appena adesso sta cominciando a mettere in conto di pagare i suoi 100 miliardi di debiti?
“Siamo pronti a fare una nuova protesta di piazza: ora che le amministrazioni cominciano a pagare, con anni di ritardo, si inventa un nuovo ostacolo burocratico. Una norma scandalosa”: questa la reazione del presidente dell'ANCE (costruttori edili) Paolo Buzzetti.

mercoledì 24 luglio 2013

Comunicato Stampa | LEGA NORD: Servizi Sociali, dal no alla cittadella dell’anziano ai servizi agli immigrati la situazione peggiora ogni giorno

CREMA, 24 luglio 2013 – Come già avvenuto in sede di approvazione del bilancio preventivo 2013 del comune di Crema, i problemi legati alla gestione dei servizi sociali si mostrano ogni giorni come un tema di forte impatto non solo economico per le casse dell’amministrazione comunale ma anche, e soprattutto per le implicazioni sul tessuto sociale della comunità cremasca.

In quest’ottica le dichiarazioni rilasciate di recente dal vice sindaco Angela Beretta sulla cittadella dell’anziano ed il sempre maggiore impatto degli immigrati nelle richieste prestazioni dei servizi sociali appaiono da un lato sconcertanti e dall’altro sbugiardano il teorema che vorrebbe l’immigrazione solo come una ricchezza (a partire dalla barzelletta dell’immigrato il cui lavoro serve a pagare le pensioni dei nostri anziani).

Apprendere dal vicesindaco che il progetto della cittadella dell’anziano fosse buona idea bocciata dal sindaco Bonaldi in base ad una “valutazione politica” è quantomeno sconcertante.Uno sconcerto che diventa forte preoccupazione in quanto nel primo anno di amministrazione di centro sinistra nessuna valida alternativa al progetto della Fondazione Benefattori Cremaschi è stato avanzato da coloro che l’hanno all’epoca bloccato.

Una mancanza di buon senso che non potrà non aver ripercussioni negative sul futuro dei nostri cittadini, specialmente in un quadro generale di invecchiamento della popolazione che pone molti interrogativi e problematiche sulla gestione del sociale.


Ci auguriamo che ad un anno dal proprio insediamento la maggioranza ponga in un cassetto il “fardello ideologico” che ne ha caratterizzato l’azione (i manifesti sulla cittadinanza agli immigrati e la questione moschea ne sono validi esempi), per concentrarsi sui problemi della città con un approccio aperto e responsabile.

Come avvenuto in sede di bilancio con gli emendamenti a favore del comparto sociale la Lega Nord non farà mancare l’apporto in termini di proposte nonché di denuncia delle situazioni problematiche.


LEGA NORD | Sezione di Crema

mercoledì 17 luglio 2013

IUS SOLI | L’Italia non è una nazione meticcia

Ecco perché lo ius soli non funziona

di Giovanni Sartori

Il governo Monti era un po' raccogliticcio, ma forse per la fretta e anche perché Monti non apparteneva al giro dei nostri politici e di molti di loro sapeva poco. Ma Letta i nostri politici li conosce, è del mestiere; eppure ha messo insieme un governo Brancaleone da primato. Grosso modo, metà dei suoi ministri e sottosegretari sono fuori posto, sono chiamati ad occuparsi di cose che non sanno. Al momento mi occuperò solo di un caso che mi sembra di particolare importanza, il caso della Ministra «nera» Kyenge Kashetu nominata Ministro per l'Integrazione. Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di «integrazione», di ius soli e correlativamente di ius sanguinis ?

Dubito molto che abbia letto il mio libro Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei, e anche un mio recente editoriale su questo giornale nel quale proponevo per gli immigrati con le carte in ordine una residenza permanente trasmissibile ai figli. Era una proposta di buonsenso, ma forse per questo ignorata da tutti. Il buonsenso non fa notizia.
Sia come sia, la nostra oculista ha sentenziato che siamo tutti meticci, e che il nostro Paese deve passare dal principio dello ius sanguinis (chi è figlio di italiani è italiano) al principio dello ius soli (chi nasce in Italia diventa italiano). Di regola, in passato lo ius soli si applicava al Nuovo Mondo e comunque ai Paesi sottopopolati che avevano bisogno di nuovi cittadini, mentre lo ius sanguinis valeva per le popolazioni stanziali che da secoli popolano determinati territori. Oggi questa regola è stata violata in parecchi Paesi dal terzomondismo imperante e dal fatto che la sinistra, avendo perso la sua ideologia, ha sposato la causa (ritenuta illuminata e progressista) delle porte aperte a tutti, anche le porte dei Paesi sovrappopolati e afflitti, per di più, da una altissima disoccupazione giovanile.

Per ora i nostri troppi e inutili laureati sopravvivono perché abbiamo ancora famiglie allargate (non famiglie nucleari) che riescono a mantenerli.
Ma alla fine succederà come durante la grande e lunga depressione del '29 negli Stati Uniti: a un certo momento i disoccupati saranno costretti ad accettare qualsiasi lavoro, anche i lavori disprezzati. Ma la Ministra Kyenge spiega che il lavoro degli immigrati è «fattore di crescita», visto che quasi un imprenditore italiano su dieci è straniero. E quanti sono gli imprenditori italiani che sono contestualmente falliti? I dati dicono molti di più. Ma questi paragoni si fanno male, visto che «imprenditore» è parola elastica. Metti su un negozietto da quattro soldi e sei un imprenditore. E poi quanti sono gli immigrati che battono le strade e che le rendono pericolose?

La brava Ministra ha anche scoperto che il nostro è un Paese «meticcio». Se lo Stato italiano le dà i soldi si compri un dizionarietto, e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse. Per esempio il Brasile è un Paese molto meticcio. Ma l'Italia proprio no. La saggezza contadina insegnava «moglie e buoi dei paesi tuoi». E oggi, da noi, i matrimoni misti sono in genere ferocemente osteggiati proprio dagli islamici. Ma la più bella di tutte è che la nostra presunta esperta di immigrazione dà per scontato che i ragazzini africani e arabi nati in Italia sono eo ipso cittadini «integrati».

Questa è da premio Nobel. Mai sentito parlare, signora Ministra, del sultanato di Delhi, che durò dal XIII al XVI secolo, e poi dell'Impero Moghul che controllò quasi tutto il continente Indiano tra il XVI secolo e l'arrivo delle Compagnie occidentali? All'ingrosso, circa un millennio di importante presenza e di dominio islamico. Eppure indù e musulmani non si sono mai integrati. Quando gli inglesi dopo la seconda guerra mondiale se ne andarono dall'India, furono costretti (controvoglia) a creare uno Stato islamico (il Pakistan) e a massicci e sanguinosi trasferimenti di popolazione. E da allora i due Stati sono sul piede di guerra l'uno contro l'altro.

Più disintegrati di così si muore.

17 giugno 2013 | 10:33 | www.corriere.it