venerdì 29 aprile 2011

LIBIA. Ha ragione la Lega, è un intervento sballato dall’inizio

articolo di Fausto Biloslavo tratto dal sito www.ilgiornale.it

Sull’incerta e confusa guerra in Libia la Lega ha ragione, anche se ciurla nel manico per interessi di bottega. Non sono certo un pacifista, ma l’avventura dell’Italia nel conflitto libico è apparsa sballata fin dall’inizio. Una «guerra» parallela della propaganda e della disinformazione ha influenzato la percezione della realtà sul terreno. Il colonnello Gheddafi era stato dato per spacciato, ma poi ci siamo resi conto di aver venduto la pelle dell’orso troppo presto.
Sbagliavamo ad accoglierlo a Roma, come se fosse la Madonna pellegrina del Nord Africa e abbiamo sbagliato dopo a mollarlo dalla sera alla mattina. Prima delle bombe potevamo almeno giocare la carta dell’ultima ora con un blitz del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sotto la tenda da beduino per convincere Gheddafi a trovare una soluzione indolore, in nome della vecchia amicizia. Il Colonnello poteva anche non sentir ragioni, ma l’Italia ci faceva un figurone. Ed il governo avrebbe potuto ulteriormente «giustificare» un intervento ben poco sentito dall’opinione pubblica.
Inutile girarci attorno: «Questa è una guerra che quasi nessuno voleva e noi meno di tutti. Gli americani si sono sfilati e l’Italia prima ha concesso un dito, poi una mano e adesso bombardiamo come gli altri. Speriamo almeno che da questo guazzabuglio riemergano i nostri interessi nazionali». Non lo dice Gino Strada, ma il generale Mario Arpino, ex capo di Stato maggiore della Difesa.
Al momento il risultato è che i rubinetti del gas verso l’Italia sono chiusi e le concessioni petrolifere dell’Eni nella Sirte rimangono a rischio, perchè nella zona corre la linea del fronte. Non solo: Gheddafi ha aperto i cancelli ai clandestini diretti a Lampedusa. Il Colonnello è ancora al potere e controlla metà del Paese, a parte Misurata sotto assedio e qualche altro focolaio. Per non parlare dei 700 milioni di euro che secondo la Lega ci costerebbe questa imprevedibile guerra. Una cifra probabilmente esagerata, ma in tempi di crisi e con diecimila soldati impegnati all’estero, un altro conflitto proprio non ci serviva.
Dopo i radar ci siamo impegnati a colpire anche carri armati, caserme, arsenali per non far meno degli alleati. Qualcuno dovrà spiegarci perchè possiamo bombardare i militari libici e non i talebani in Afghanistan, ben più tagliagole, dove i nostri caccia fanno solo fotografie. Oppure secondo quale logica colpiamo la Libia, ma non la Siria dove il regime sta massacrando il proprio popolo, come Gheddafi a Misurata.
E non ci vengano a dire che da una parte ci sono solo i fan del colonnello, tutti cattivi o sanguinari e dall’altra i buoni, esempio di democrazia. Il capo politico dei ribelli e quello militare erano rispettivamente ministro della Giustizia e dell’Interno di Gheddafi fino all’altro giorno. A Derna e Al Baida gli ex prigionieri di Guantanamo ed i veterani della guerra santa in Irak sono in prima fila contro il regime.
Il colonnello, dopo 42 anni al potere, ha fatto il suo tempo ed ora che siamo in ballo dobbiamo ballare fino in fondo, ma forse era meglio restare neutrali come la Germania.

www.faustobiloslavo.eu

giovedì 28 aprile 2011

MOZIONE, Un treno diretto Crema-Milano

Su proposta di Matteo Piloni, ho condiviso e sottoscritto la seguente mozione presentata in Consiglio Comunale a Crema



Progetto per un treno diretto Crema-Milano

Premesso:

• Che una delle priorità del nostro territorio riguarda senza dubbio la mobilità su ferro;
• Che il territorio di Crema esprime da tempo un’esigenza di miglioramento e potenziamento delle modalità di accesso al capoluogo milanese a vantaggio specifico della mobilità delle persone;
• Che il bacino cremasco che presenta un significativo potenziale di domanda di trasporto di oltre 85.000 abitanti, attualmente è connesso all’area milanese grazie ad un’offerta cadenzata sulla linea ferroviaria Cremona – Crema – Treviglio, associata al nodo ferroviario di Treviglio al quale afferiscono le relazioni regionali (treni R e RV) e suburbane (linee S5 e S6);
• Che il consiglio comunale di Crema, attraverso mozione , interpellanze e comunicazioni, ha sempre ritenuto una priorità ogni azione volta al miglioramento del pendolarismo e del trasporto su ferro;

Preso atto che

• attraverso uno studio elaborato dalle società Transplan e LDM Italia, è indicato come possibile la realizzazione di un prolungamento delle linee suburbane S da Treviglio a Crema oppure Cremona e il prolungamento veloce del servizio della linea Cremona – Treviglio fino a Milano;

il Consiglio Comunale di Crema

INVITA Il Sindaco

a fare proprio questo progetto invitando la Regione Lombardia e la Provincia di Cremona ad attivarsi al più presto per prendere in esame lo studio ai fini di una sua realizzazione.

I consiglieri comunali

Matteo Piloni
Bruno Bruttomesso
Antonio Agazzi
Matteo Soccini
Emilio Guerini
Gianemilio Ardigò
Stefania Bonaldi
Luigi Doldi
Claudio Ceravolo
Roberto Branchi
Agostino Guerci
Felice Lopopolo
Franco Bordo
Gianni Risari
Martino Boschiroli
Francesco Martelli

lunedì 25 aprile 2011

25 APRILE. Speriamo che Pasqua ci salvi dalla retorica

di seguito un commento, a firma Mario Cervi, pubblicato su "il Giornale" di ieri.
buona lettura.

Domani, 25 aprile, i quotidiani non saranno in edicola. Non lo saranno per il fatto che oggi, domenica di Pasqua, rimarranno chiuse sia le redazioni sia le tipografie. L’assenza della carta stampata dipenderà dunque da un banale meccanismo burocratico, privo d’ogni altro significato. Eppure a quel meccanismo io sono tentato d’attribuire una connotazione provvidenziale. Nel giorno della Liberazione saremo liberati anche dai molti pensosi e fervorosi commenti che di solito l’accompagnavano. Deo gratias.
Obietterete che la pausa non colpirà la televisione, strumento d’informazione e d’indottrinamento ben più potente dei fogli cui noi giornalisti all’antica collaboriamo. Sì, la televisione riverserà sugli italiani la prevedibile, massiccia dose di cerimonie, di cortei, di discorsi ufficiali improntati al ricordo solenne, di appelli resistenziali intrisi d’antifascismo puro e duro. Ma si tratterà d’immagini fuggevoli e di parole, tante parole. Lo scritto - concedeteci questo orgoglio minoritario - è altra cosa. Rimane, può essere non solo letto ma riletto, richiede argomentazioni non sommarie. Apprezzo in generale queste caratteristiche della parola scritta nei confronti della parola detta. Ma nel caso specifico del 25 aprile, lo ripeto, l’intervallo casuale di domani va iscritto secondo me tra gli eventi fausti di questa stagione concitata.
Tanto per cominciare ci sarà risparmiata - salvo anticipazioni furbette - l’alluvione d’inchiostro celebrativo in cui tante penne vengono intinte quando si tratta di rammentare, pensateci un po’, l’epilogo d’una guerra perduta. Perché l’Italia l’ha senza dubbio perduta la seconda guerra mondiale, e i camuffamenti nei quali siamo da secoli specialisti non possono alterare questa verità. I veri vincitori brindano più tardi, il loro riferimento temporale è a quando la Germania nazista depose definitivamente le armi. L’Italia precede quei pigri, e inneggia non tanto agli angloamericani che avevano messo in rotta-tardi e male per essere sinceri - le stremate forze tedesche, quanto ai partigiani. I quali rivendicarono il merito d’essere stati loro gli autentici liberatori, irrompendo in città e borgate quando il fascismo in effetti era defunto, l’esercito hitleriano non esisteva più, e nel bunker di Berlino stava per scoccare l’ora del suicidio collettivo. Sì, l’immane strage che aveva insanguinato l’Europa era ufficialmente finita (lasciando tuttavia strascichi angosciosi sia in Italia, con le mattanze di fascisti e pseudofascisti, con le foibe, con le mutilazioni territoriali: sia in Germania, con la sorte atroce delle popolazioni cacciate dalle loro terre e inseguite da avanguardie spietate dell’Armata Rossa). Si ricominciava, dal fondo. Era legittimo un respiro di sollievo per la pace recuperata. Erano a mio avviso eccessivi - ed eccessivi rimangono - i gridi di trionfo lanciati da troppi che non molti mesi prima indossavano la camicia nera (e dai loro figli e nipoti).
Sono queste notazioni perplesse. Non offensive, anzi rispettose e ammirative verso chi s’è battuto con coraggio, e ancor più verso chi ha sacrificato la vita. Ma notazioni immuni dalla retorica che invece in innumerevoli testi imperversa. E che pretende di nobilitare perfino autentiche infamie e oscenità, come l’esposizione dei corpi di Mussolini, di Claretta Petacci e dei gerarchi in piazzale Loreto.
Un altro motivo mi fa accettare di buon grado, e direi con riconoscenza, il silenzio stampa. Da molti anni a questa parte la Liberazione viene associata, in maniera implicita o esplicita, a battaglie antigovernative. Lo fece il Pci, appropriandosi del 25 aprile, quando al potere erano i democristiani. Lo hanno fatto i successori del Pci, malconci per le sberle della storia ma ancora decisi a rivendicare il monopolio ideologico e piazzaiolo della data fatidica. La rivendicazione è diventata arrogante dopo che Berlusconi-un bambino al tempo della Liberazione - ha fatto irruzione nella politica italiana.
Mi considero immune da ogni tipo di nostalgia fascista (sia del fascismo «normale» sia del fascismo di Salò). Alcuni lettori m’hanno rimproverato, al riguardo, un’eccessiva virulenza antimussoliniana. Se è una colpa, non esito a farmene carico. Ma i collegamenti che qualcuno vuole stabilire tra il centrodestra del terzo millennio e la marcia su Roma, le presunte contiguità tra i padani e le squadracce nere o le svastiche, la pretesa di certa sinistra - tuttora - d’avere una purezza salvifica grazie alla quale l’Italia sarebbe stata redenta se non avesse compiuto l’errore di preferire De Gasperi a Togliatti, mi sembrano proprio roba fuori corso. Roba che pure trovava posto, il 25 aprile soprattutto nei quotidiani, dove si può ampiamente elaborare. Almeno per una volta l’abbiamo scampata.

sabato 16 aprile 2011

Società municipalizzate del Cremasco

Di seguito riporto integralmente il documento elaborato dalla Lega Nord sulle municipalizzate del nostro territorio.
Si tratta di una buona base di lavoro per il futuro alla quale ho contribuito condividendo il testo originale ed integrandolo con alcuni passaggi che ritengo importanti.
Per coloro che hanno tempo di navigare consiglio di rileggere un mio post del 20 febbraio 2009.
medesimi argomenti, identiche proposte

Società municipalizzate del Cremasco
In riferimento alle società municipalizzate del Cremasco, la Lega Nord considera opportuna una rilettura complessiva da avviarsi a partire dagli scopi e dalla mission che i Sindaci, quindi il territorio, intendono attribuire alle società stesse. Da tale rilettura potrà nascere una visione unitaria delle opportunità fornite da tali società che - nel suo concretizzarsi - consegni agli Amministratori un piano strategico per il futuro.
Il punto di partenza dell’analisi è legato alla presa di coscienza della qualità e dell’effettivo ruolo dei Soci delle società municipalizzate: i Sindaci che sono stati chiamati dalla comunità al governo del territorio; e ad un’auspicabile definizione delle aspettative che gli stessi Soci ripongono in tali società.
La Lega Nord è convinta che le aspettative da riporre nelle "municipalizzate" del Cremasco debbano coincidere con le esigenze del territorio e degli abitanti dello stesso; questi si attendono dalle società la fornitura di servizi con standard qualitativi elevati e una particolare attenzione alle loro esigenze, a prezzi competitivi rispetto all’iniziativa privata.
Data la concorrenza del mercato, la fornitura dei servizi come qualitativamente descritti che, per logica, dovrebbe correlarsi ad un maggior dispendio di risorse può essere realizzata dalle municipalizzare rinunciando sia alla logica del profitto e della remunerazione del capitale sia mediante l’efficientazione della struttura organizzativa delle società.
In attesa dell'attuazione delle riforme all’esame del Parlamento, la scarsità di risorse a disposizione delle singole amministrazioni comunali e la convinzione che gli investimenti per infrastrutture non possano gravare sui bilanci comunali, suggeriscono la discussione in merito alla necessità che le municipalizzate si facciano loro stesse interpreti della realizzazione di tali opere. Con ciò attuando concretamente il principio della mutualità tra i comuni in un percorso intrapreso dal "Cremasco" sin dalla costituzione delle prime forme consortili.
In conseguenza di tali premesse, la Lega Nord ritiene che il sistema delle società municipalizzate del Cremasco, indipendentemente dalla vicinanza politica dei singoli Soci, debba definire le proprie logiche di gestione chiarendo in particolare se la priorità debba essere la remunerazione del capitale investito (che si traduce in dividendi per i Comuni) oppure il perseguimento di un “risultato sociale”, pur nell’economicità della gestione, che renda conto al territorio della qualità dei servizi offerti e della capacità di soddisfare le esigenze provenienti da tutti gli stakeholders, i cittadini in primis, distribuendo direttamente alla comunità gli eventuali avanzi di bilancio.
La Lega Nord, nell’auspicare una convergenza su quest’ultima logica di gestione, ritiene doveroso che le altre forze politiche presenti sul territorio ed i Sindaci/Soci, nel rispetto dei compiti e dei ruoli di ciascuno, si esprimano inequivocabilmente su questa scelta di campo, allo scopo di fornire una linea di indirizzo chiara e che orienti gli Amministratori nel loro agire.
Limitando il presente documento, per obiettivi motivi di complessità ed articolazione, esclusivamente all’ambito della SCRP – Società Cremasca Reti e Patrimonio Spa e alla Cremasca Servizi Srl, la Lega Nord considera importante che si definisca una linea strategica chiara che sia di indirizzo per gli amministratori che, quali soggetti delegati, si troveranno a gestire e ad applicare in merito a fondamentali argomenti già oggetto di studio o che lo diverranno a breve.

Valutazione in merito all’organizzazione delle società (organigruppo e governance)
In riferimento all’efficientazione della struttura di gruppo, si ritiene necessaria una riduzione delle società mediante l’integrazione tra SCRP S.p.A. e Cremasca Servizi S.r.l., previa valutazione degli impatti fiscali, e la chiusura delle società la cui ragion d’essere è venuta meno o la cui attività può essere aggregata ad altre maggiormente strategiche.
L’integrazione in un’unica società consentirebbe l’implementazione di una governance “modello holding” che preveda la responsabilizzazione degli amministratori della capogruppo mediante la nomina di alcuni di essi, nel rispetto delle disposizioni di legge, nei CdA delle società del gruppo. La soluzione prospettata, peraltro, garantirebbe una riduzione degli oneri di gestione e di amministrazione delle municipalizzate in questione.
Al fine di garantire la rappresentatività dell’intero territorio cremasco, evitando che il Comune di Crema, ottenendo una partecipazione di maggioranza assoluta nella holding, possa esercitare a pieno le prerogative connesse, si possono adottare opportuni sistemi che “depotenzino” la partecipazione di maggioranza.
A tale riguardo la cd riforma Vietti ha introdotto nel nostro diritto societario diverse forme che consentono l'adozione di tali misure.

Valutazione in merito al conferimento delle reti
In vista della prossima costituzione degli Ambiti Territoriali Minimi (ATeM) per la gestione dei servizi di distribuzione del gas, potrebbe essere opportuna la valutazione dei conferimenti delle reti di distribuzione da parte dei Comuni soci direttamente in capo alla Holding. La pianificazione di tali conferimenti potrebbe garantire da un lato, il mantenimento delle entrate attraverso il ristorno dei canoni concessori ai Comuni; dall’altro permetterebbe alla Holding di ottenere la patrimonializzazione che consenta il reperimento di ulteriori risorse finanziare da investire a beneficio del territorio nella logica del perseguimento del “risultato sociale”.

Servizio di igiene ambientale
La strutturazione della gara già in fase di progettazione e la definizione della governance della NewCo deve essere tale da consentire ad un territorio già abituato alla cultura del riciclo di cogliere l’opportunità di ulteriormente migliorare il servizio di igiene ambientale, ottimizzando i costi a carico dei cittadini.

Piano industriale della partecipata LGH S.r.l.
I soci di LGH, nella definizione del piano industriale del gruppo attualmente in corso, dovrebbero ispirarsi al principio del perseguimento di un “risultato sociale”, già descritto in precedenza. In particolare, da tale principio discende la necessità di prevedere, nel piano triennale, investimenti e interventi finalizzati a migliorare i servizi e le infrastrutture dei territori di cui i soci sono espressione.
Nel caso in cui nelle linee strategiche dettate dai soci dovesse prevalere l’idea che la società deve poter operare liberamente alla ricerca del profitto, teso alla massimizzazione del dividendo, anche l’ottica di lettura di questa partecipazione da parte del nostro territorio necessiterebbe di un aggiornamento.
Considerando che l’evoluzione del quadro normativo, non la volontà dei soci, obbliga a mettere a gara il Servizio di igiene ambientale e il Sistema idrico, attività storiche esercitate da LGH sul nostro territorio, l’assenza in una logica prospettica di investimenti sul territorio renderebbe LGH completamente avulsa dal contesto e conseguentemente la partecipazione nella stessa dovrebbe essere vista esclusivamente come finanziaria.

In conclusione, vista l'attualità dell'argomento "Sistema idrico integrato" si rende necessario un piccolo approfondimento.
Le recenti normative (legge Ronchi, decreto Calderoli e la recente legge regionale) nel quadro delle quali sono stati soppressi gli A.ATO, sostituiti dagli “Uffici d’Ambito”, di cui la Provincia di Cremona è stata una delle prime amministrazioni lombarde a provvederne la costituzione (approvazione del 21 marzo scorso), impongono una forte accelerazione nella scelta del modello patrimoniale/gestionale da attuare nei prossimi mesi in un settore di particolare interesse per la cittadinanza come quello del sistema idrico integrato.
In considerazione dell'attuale previsione di privatizzazione dei servizi di gestione, rifacendosi alle premesse del documento, è auspicabile la preferenza verso un modello misto, che consenta la progettazione di uno schema di gara tale da garantire al territorio un forte presidio della governance.

venerdì 8 aprile 2011

Comunicato Stampa - "SOCCINI (Lega): Condivisione e sostegno al documento delle associazioni di categoria sulle BCC"

CREMA, 8 aprile 2011 – In merito al documento unitario, redatto dalle associazioni di categoria cremasche e provinciale, relativo all’evolversi della vicenda della BCC di Offanengo per la quale si prospetta una fusione con Treviglio, prende posizione Matteo Soccini nella sua veste di Assessore allo Sviluppo Economico della Provincia di Cremona.

“Con vivo interesse ed attenzione ho letto il documento sottoscritto dalle associazioni di categoria sulla prospettive future della BCC di Offanengo – afferma l’Assessore Soccini che prosegue – Il giudizio che ne segue è di totale e convinta condivisione e sostegno alla precisa richiesta che sia mantenuto e sviluppato il principio della territorialità dell’istituto; questo soprattutto in una fase congiunturale come quella che stiamo vivendo da alcuni anni, per il superamento della quale l’impegno e la presenza delle banche locali diviene fondamentale.”

Conclude l’esponente leghista: “Nel corso del mandato come assessore provinciale ho potuto constatare direttamente l’apporto che gli istituti del nostro territorio forniscono in molti ambiti, non ultime le loro presenze in Reindustria, CremaRicerche e ACSU Crema.
Nel pieno rispetto dell’autonomia e indipendenza degli organi decisionali che dovranno esprimersi sulla vicenda, esprimo l’auspicio che nel formulare importanti decisioni i principi contenuto nel documento delle associazioni economiche trovino accoglimento”.

Mozione sulla questione "CASERME"

Tra un susseguirsi di voci, dichiarazioni, sparate mettiamo un punto fermo.
La mozione approvata dal Consiglio Comunale di Crema che impegna il Sindaco ed anche tutti coloro (tra cui il sottoscritto) che l'hanno votata.

CONSIGLIO COMUNALE di CREMA
Estratto del processo verbale della seduta del 24 marzo 2011

Preso atto

Della manovra finanziaria 2010 approvata recentemente dal Parlamento Italiano;

Considerato che

Tali disposizioni contengono tagli pesanti ai finanziamenti destinati agli Enti Locali e rigide norme stringenti per i Bilanci dei Comuni italiani;

Il Comune di Crema è chiamato ad assumere decisioni di ridimensionamento della propria capacità di spesa e, come pare, anche di incremento delle proprie entrate tramite aumento di tasse e tariffe di competenza comunale;

Rilevato che

In queste condizioni, con le decisioni assunte dallo Stato centrale e di conseguenza con il Bilancio Comunale, è necessario aprire un confronto serio a partire dalla scelta maturata negli anni scorsi di una compartecipazione da parte del Comune di Crema alla realizzazione di nuove strutture deputate ad ospitare la sede del Commissariato di Polizia e dei Vigili del Fuoco;

Non rientra nei doveri di istituto di un Comune impegnarsi economicamente per tali realizzazioni, che devono essere garantite dal Ministero dell’Interno;

IL CONSIGLIO COMUNALE DI CREMA

Considerate le nuove condizioni dettate dalla Manovra Finanziaria approvata a fine luglio dal Parlamento Italiano e le relative considerazioni espresse in materia, confermando la volontà di garantire la presenza e il potenziamento del distaccamento dei Vigili del Fuoco nella nostra città, nonché di una nuova caserma per la Polizia di Stato;

INVITA IL SINDACO DI CREMA

1. ad aprire nelle commissioni bilancio e patrimonio un confronto in merito a progetti e costi per trovare soluzioni sostenibili e condivise;

2. a portare avanti un serrato confronto con il Ministero dell’Interno per addivenire ad un preciso e formale impegno da parte dello stesso che possa garantire la realizzazione delle strutture in oggetto;

3. ad allargare il dibattito ai Comuni del territorio per trovare una soluzione condivisa dal territorio;

4. a dare corso ad un’azione congiunta a livello istituzionale di tutte le forze presenti in Consiglio Comunale affinché si costituisca una delegazione di tutti i parlamentari del territorio al fine di ottenere dal Ministero dell’Interno la riconferma dell’inserimento del finanziamento della Caserma dei VV.FF. e per la Caserma di Polizia.

La mozione sopra riportata a seguito di votazione palese per alzata di mano ha dato il seguente risultato:
Sono fuori dall’aula i Consiglieri Lopopolo, Guerci, Branchi, Avaldi)

voti favorevoli 19 (tra cui il sottoscritto)
astenuto 1 (Consigliere Pesadori)

MOZIONE APPROVATA

sabato 2 aprile 2011

Comunicato Stampa - “SOCCINI (Lega): I comuni in prima file per la tutela dei parchi”.


veduta del "Parco del Moso"
CREMA, 2 aprile 2011 – In settimana è stato presentato in consiglio comunale a Crema un odg dal titolo “PER LA DIFESA DEL RUOLO DEI COMUNI NELLE AREE PROTETTE LOMBARDE”, sottoscritto anche dal consigliere della Lega Nord Matteo Soccini che ne spiega le motivazioni.

 “Con molto piacere e interesse ho deciso di sottoscrivere l’odg proposto da Matteo Piloni ed altri sulla centralità del ruolo delle amministrazioni locali nella tutela dei parchi – afferma Matteo Soccini che prosegue – In particolare ho apprezzato come il documento riprenda, nelle parti sostanziali, un odg presentato dalla Lega Nord al consiglio provinciale di Lodi ed approvato all’unanimità nella seduta del 2 marzo scorso.”

Conclude il consigliere leghista: “In un momento nel quale sul tavolo amministrativo della città si presentano proposte di forte impatto sul territorio, come ad esempio nuove tangenziali a nord del centro urbano ed insediamenti commerciali all’interno dei confini del Parco del Moso, la mia firma in calce all’odg vuole anche essere un segnale di come tali progetti non riscuotano un mio particolare favore”.

di seguito il testo dell'ordine del giorno:


PER LA DIFESA DEL RUOLO DEI COMUNI NELLE AREE PROTETTE LOMBARDE


Regione Lombardia sta discutendo un Progetto di Legge di modifica della legge regionale 30 novembre 1983, n. 86 e cioè il Piano generale delle aree regionali protette. Norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali, nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale.
Si tratta di una proposta che va a incidere sulle forme di gestione delle aree protette della nostra regione di cui a nessuno sfugge il ruolo fondamentale di presidio svolto in questi decenni per la conservazione della biodiversità e per uno sviluppo sostenibile dei territorio.


Un ruolo, quello delle aree protette, che oggi avrebbe bisogno di una rivisitazione non prettamente gestionale ma, sopra ogni cosa, di progetto con il passaggio dalla fase “conservativa” alla fase “propositiva” e sostenibile.


Regione Lombardia attraverso la Delibera Regionale 1243 del 1° febbraio 2011 che approva la proposta di modifica della LR 86/1983 intende intervenire sulla forma gestionale dei Parchi lombardi, sulla loro conformazione territoriale, sul ruolo diverso dell’Ente Locale e nella materia pianificatoria.


Soprattutto, la lettura articolata della proposta di legge evidenzia in vari punti del testo che il ruolo della Regione nella gestione delle aree protette è decisamente rafforzato, in controtendenza con i principi del federalismo e della sussidiarietà che in questa materia hanno da sempre caratterizzato le politiche della Regione Lombardia già dal 1983.


Infine, le proposte avanzate sono state valutate da ANCI e UPL inadeguate al tema trattato ed alla situazione attuale ed è in discussione pertanto l’adeguatezza della proposta alle sfide che attendono le aree protette.


Tutto questo premesso


Considerato che le competenze e le esperienze maturate nelle Aree Protette potrebbero guidare approcci innovativi con il coinvolgimento permanente delle comunità locali;


Constatato che l’attuale “modello lombardo” dei parchi istituito con la L.R. n. 86 del 1983, ha saputo fino ad oggi fare storia a livello nazionale, grazie anche al ruolo fondamentale da sempre riconosciuto ai Comuni, veri protagonisti della governance territoriale locale;


Appurato che tale modello ha anticipato le ragioni federaliste, sviluppando il principio di sussidiarietà su cui si basano la Costituzione Italiana, lo Statuto Lombardo e le politiche regionali;


Preso atto inoltre che la maggior parte delle risorse economiche dei parchi lombardi deriva dalla contribuzione degli Enti Locali che ne fanno parte e che in essi si riconoscono;


Visto quanto acclarato nella deliberazione n. 54 del 28 settembre 2010 “Ordine del giorno concernente il Programma Regionale di Sviluppo della IX Legislatura: Centralità dei Comuni nella governance dei Parchi Lombardi” con cui il Consiglio Regionale della Lombardia all’unanimità impegnava la Giunta Regionale a:


- riconoscere, nel compimento dell’azione di semplificazione e riordino normativo a livello regionale in richiamo al PRS, la centralità dei Comuni nella governance dei parchi lombardi, coerentemente con la legislazione statale di principio, promuovendone il protagonismo ed assicurando loro un ruolo determinante e non minoritario;


- garantire, a tutela del territorio, la salvaguardia della consistenza attuale delle aree protette lombarde ed il mantenimento del compito di pianificazione territoriale e paesaggistica delle aree in esso contenute;


IL CONSIGLIO COMUNALE


CHIEDE


Nella predisposizione di una revisione della Legge Regionale n.86 dela 30 novembre 1983, come oggi in discussione:


che vi sia la rinuncia all’idea di centralismo regionale nella gestione delle aree protette riconoscendo invece un rafforzamento del ruolo di Comuni e Province, in una vera strategia di sussidiarietà;


che venga pertanto mantenuto il ruolo forte e decisivo dei Comuni nella gestione delle aree protette e nelle decisioni che riguardano i propri territori;


che non siano modificate se non in forma estensiva le aree di pertinenza delle aree protette attuali;


che venga ribadita l’attuale gerarchia degli strumenti pianificatori, confermando che gli atti di pianificazioni esistenti all’oggi sono già varianti ai piani territoriali di prima formazione.


IMPEGNA


Il Presidente del Consiglio Comunale ad inviare copia dell’ordine del giorno al Presidente del Consiglio Regionale, al Presidente di Regione Lombardia, ai capigruppo consiliari delle forze politiche presenti in Consiglio Regionale.

lunedì 21 marzo 2011

Gronda Nord: «non si torna indietro»

di seguito un articolo, pubblicato sul quotidiano "La Provincia" di oggi, a firma di Sebastiano Giordani.

Viabilità. L’assessore provinciale allo Sviluppo economico non ha gradito le dichiarazioni del collega cremasco
Soccini ‘avverte’ Beretta: il tracciato basso è inserito nel Pgt

«Patti chiari, amicizia lunga: discutiamo pure del tracciato ‘alto’ della Gronda nord, ma tutti attorno allo stesso tavolo e senza far rientrare dalla finestra ciò che pochi mesi fa è uscito dalla porta». Ha i toni dell’avvertimento la dichiarazione che il leghista Matteo Soccini, assessore provinciale allo Sviluppo Economico, recapita all’assessore comunale ai Lavori Pubblici Simone Beretta. Quest’ultimo, da giorni, spinge per il prolungamento ‘alto’ della Gronda nord, quello che collegherebbe la strada addirittura alla BreBeMi. «Nel Pgt - avverte Soccini - abbiamo votato il tracciato ‘basso’: indietro non si torna».

Il progetto che fa discutere è quello di un tracciato che, dalla rotonda lungo via Treviglio dove oggi termina la Gronda, proseguirebbe per qualche centinaio di metri sulla provinciale in direzione di Cremosano e poi, appena dopo il distributore di metano, ‘taglierebbe’ nei terreni a destra, supererebbe canale Vacchelli e ferrovia, quindi punterebbe a nord parallelamente ai binari fino ad incrociare l’autostrada BreBeMi nella bassa Bergamasca. Nel corso di una conferenza stampa convocata per altri motivi venerdì in municipio, Beretta ha rivelato di aver già discusso del progetto con diversi sindaci dell’alto Cremasco - peraltro tutti favorevoli al tracciato ipotizzato - e che, a breve, chiederà un confronto in merito anche con la Provincia.

«Non è il massimo - fa notare Soccini con un filo di polemica - che si pensi di interpellare la Provincia solo in un secondo tempo. Beretta ha tutto il diritto di aprire un confronto su quell’ipotesi di prolungamento, ma al tavolo dobbiamo sedere tutti fin da subito. E su quel tavolo va posata una cartina bianca, non già provvista di disegni e soluzioni tracciate da qualcuno». Soccini, insomma, si è sentito scavalcato.

Ma non solo: «Mi auguro che questo non sia il tentativo di forzare la mano per riprendere in mano l’ipotesi di prolungamento ‘alto’ della Gronda a discapito di quello ‘basso’. Quest’ultimo è stato votato dal consiglio comunale di Crema pochi mesi fa ed è inserito nel Pgt in via di approvazione, quindi va realizzato indipendentemente dall’ipotesi di una strada che attraversi tutto l’alto Cremasco fino alla BreBeMi». Insomma: ok a valutare nuovi tracciati, ma quello ‘basso’ - dalla rotonda su via Treviglio fino al raggiungimento di via Caravaggio, attraversando i terreni tra la piscina comunale e la frazione di Santo Stefano - non si tocca.

«Faccio inoltre notare - conclude Soccini - che la soluzione ‘alta’ avrebbe un impatto ambientale non indifferente su Crema ma la nostra città non ne godrebbe dei benefici: quel tracciato, infatti, risulterebbe utile solo per i comuni del circondario come Cremosano e Campagnola Cremasca».

in giallo il tracciato previsto dal PGT di Crema, approvato a fine dicembre 2010; in rosso il "possibile" tracciato alternativo presentato all'epoca da esponenti del Pdl.

sabato 19 marzo 2011

Intervista a "Cronaca": «Outlet? Siamo fuori strada»

di seguito l'intervista, pubblicata oggi su Cronaca, a firma di Michela Bettinelli Rossi.
Buona lettura... 

L’assessore provinciale al commercio è soddisfatto e dice :«Dobbiamo valorizzare le nostre specialità»

La soddisfazione di Matteo Soccini, assessore alle attività produttive è palpabile: è stato pubblicato a fine febbraio il quarto bando per i distretti diffusi del commercio e per questa tornata a disposizione dei progetti per il nostro territorio ci sono poco meno di 900mila euro. “La speranza - commenta Soccini - è di bissare il successo dello scorso bando, che ha dato enormi frutti sul territorio provinciale.”
Grazie al terzo bando, infatti sono stati approvati e finanziati due Distretti Urbani del Commercio (Cremona e Crema) e sei Distretti Diffusi (di cui i Comuni capofila sono: Pizzighettone, Soresina, Casalbuttano, Casalmaggiore, Pandino e Sospiro).
“Si tratta di una iniziativa che mira a programmare e migliorare l’offerta commerciale e a promuovere iniziative di promozione del commercio. Tengo a sottolineare che questa disponibilità finanziaria sarà a disposizione per finanziare sia i progetti già esistenti che nuove realtà.”
Se la sente, di fare un bilancio del suo primo anno e mezzo di assessorato?
“Nel complesso è un bilancio positivo, perché anche la Provincia, come tutti gli enti locali ha a disposizione poche risorse sia a causa dei tagli imposti dalla finanziaria, sia per situazioni passive ereditate dalla precedente amministrazione e con quel poco che ci è rimasto abbiamo potuto comunque fare azioni concrete.”
L’amministrazione Salini, di cui lei fa parte, sembra guadagnare via via più consenso. Cosa ne pensa?
“Rispetto alla situazione che le ho appena delineato siamo riusciti a non effettuare tagli alla spesa sociale, abbiamo risolto in modo rapido la questione Paullese per ciò che ci compete, ci siamo mossi per approvare un piano cave che non prevedesse nuove cave di prestito, abbiamo sostenuto l’accesso al credito delle aziende attraverso i confidi. La situazione degli enti locali come la Provincia, non è facile, ripeto, ma stiamo cercando  di ottimizzare sempre di più le risorse per raggiungere gli obiettivi.”
E’ tornato di attualità il tema del marketing territoriale: a Crema si discute la proposta di un palazzetto dello sport con annesso outlet. Per molti l’outlet potrebbe fungere da volano per il commercio locale attirando possibili acquirenti, per altri rischia di uccidere le ultime botteghe del centro. Cosa ne pensa?
“Penso che non sia questo il sentiero da percorrere. L’attrattività di un territorio, passa da operazioni di marketing territoriale, che sappiano mettere in luce e promuovere le potenzialità del territorio stesso. Vanno valorizzate la nostra agricoltura di qualità, i distretti culturali e le nostre tradizioni la specificità delle aziende territoriali. Per esempio, i poli attrattivi sono sicuramente qualcosa su cui puntare: il Polo della Cosmesi, il Polo della Meccanica. Come amministrazione provinciale stiamo visitando vari paesi, varie cittadine della nostra provincia. Ogni volta scopriamo dei piccoli poli di eccellenza che mi lasciano meravigliato: aziende di packaging, ad esempio, che producono boccette del profumo per Calvin Klein, aziende agricole o agroalimentari all’avanguardia. Ecco, su queste eccellenze dobbiamo puntare.”
Quali strategie mettere in campo quindi?
“In questi giorni stiamo ridefinendo l’approccio su Reindustria. L'amministrazione provinciale ha avviato due strumenti di sviluppo territoriale: il Laboratorio Strategico e la Consulta economica. Reindustria avrà un ruolo operativo per realizzare alcune delle indicazioni maturate in questi ambiti e rispondere alle esigenze del territorio. Poi bisogna insistere su progetti come il Polo della meccanica. Un progetto sostenuto dalla Provincia di Cremona con 90mila euro, che vede coinvolte venti imprese con 250 addetti. Sono imprese che in tempo di crisi hanno unito le proprie forze per fare sistema a beneficio di tutta la filiera e di conseguenza del territorio.”

giovedì 17 marzo 2011

CREMA nei secoli...

Le origini di Crema sono legate all'invasione longobarda del VI secolo d.C.; il nome deriva probabilmente dal termine longobardo "Crem" che significa "altura". Secondo la tradizione, la fondazione della città risalirebbe al 15 agosto 570 quando, di fronte alla minaccia rappresentata dall’invasione longobarda, gli abitanti della zona trovarono rifugio nella parte più elevata dell’"isola della Mosa", approntandola a difesa sotto la guida prima di Cremete, conte di Palazzo, e poi di Fulcherio. Da questi due personaggi deriverebbero perciò i toponimi Crema e Insula Fulcheria.

  568 - 774 | regno longobardo
  774 - 800 | regnum italiae
  800 - 888 | regno carolingio
  888 - 1024 | regno d'italia
1024 - 1185 | sacro romano impero
1185 - 1449 | libero comune
1449 - 1797 | repubblica di venezia
1797 - 1797 | repubblica cremasca
1797 - 1815 | repubblica cisalpina
1815 - 1859 | regno lombardo-veneto
1859 - 1861 | regno di sardegna
1861 - 1943 | regno d'italia
1943 - 1945 | repubblica sociale italiana
1945 - 2011 | repubblica italiana
2011 - ? | repubblica "federale" italiana ?


 fonte: wikipedia

Happy St. Patrick's Day 2011!!!

lunedì 14 marzo 2011

La pluralità non contraddice l'unità della nazione

con troppa frequenza, ogni volta che delle persone importanti tengono un discorso o rilasciano dichiarazioni, capita che le varie parti politiche e non, estrapolino solo alcune righe che possono in tal modo apparire come supportanti una tesi a loro cara (evitando ovviamente di citare quelle che invece risultano sconvenienti...).
è un "vizio" tipico e "bipartisan" che si può ritrovare nelle dichiarazioni di tutti i politici e nei titoli dei giornali delle diverse tendenze.
per tentare di ovviare a tutto questo riporto "INTEGRALMENTE", tratto dal sito www.vativan.va, un recente discorso di Sua Santità BENEDETTO XVI


La pluralità non contraddice l'unità della nazione

La "variegata molteplicità di città e paesi" caratteristica dell'Italia "non è in contraddizione con l'unitàdella nazione, che è richiamata dal 150° anniversario che si sta celebrando". Lo ha sottolineato il Papa nel discorso rivolto stamane, sabato 12 marzo, ai membri dell'Associazione nazionale comuni italiani (Anci), ricevuti in udienza nella Sala Clementina.

Illustri Signori Sindaci!
Rivolgo il mio cordiale saluto a voi tutti e sono grato per la vostra presenza, che rientra in una tradizione consolidata nel tempo, come testimoniano le udienze concesse dal Venerabile Giovanni Paolo II e dai precedenti Pontefici e come ha ricordato il Presidente dell'Associazione, che ringrazio per le belle parole piene di realismo, ma anche di poesia e bellezza, con cui ha introdotto il nostro incontro. Questo fatto attesta il particolare legame che esiste tra il Papa, Vescovo di Roma e Primate d'Italia, e la Nazione italiana, la quale ha proprio nella variegata molteplicità di città e paesi una delle sue caratteristiche.

La prima idea che viene alla mente incontrando i Rappresentanti dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani, è quella dell'origine dei comuni, espressioni di una comunità che si incontra, dialoga, fa festa e progetta insieme, una comunità di credenti che celebra la Liturgia della domenica, e poi si ritrova nelle piazze delle antiche città o, nelle campagne, davanti alla chiesetta del villaggio. Anche un poeta italiano, Carducci, in un'ode sulla gente della Carnia, richiama: "del comun la rustica virtù / Accampata all'opaca ampia frescura / Veggo, ne la stagion de la pastura / Dopo la messa il giorno de la festa...".

È sempre vivo anche oggi il bisogno di dimorare in una comunità fraterna dove, ad esempio, parrocchia e comune siano ad un tempo artefici di un modus vivendi giusto e solidale, pur in mezzo a tutte le tensioni e sofferenze della vita moderna. La molteplicità dei soggetti, delle situazioni, non è in contraddizione con l'unità della Nazione, che è richiamata dal 150° anniversario che si sta celebrando. Unità e pluralità sono, a diversi livelli, compreso quello ecclesiologico, due valori che si arricchiscono mutuamente, se vengono tenuti nel giusto e reciproco equilibrio.

Due principi che consentono questa armonica compresenza tra unità e pluralità sono quelli di sussidiarietà e di solidarietà, tipici dell'insegnamento sociale della Chiesa. Tale dottrina sociale ha come oggetto verità che non appartengono solo al patrimonio del credente, ma sono razionalmente accessibili da ogni persona. Su questi principi mi sono soffermato anche nell'Enciclica Caritas in veritate, dove il principio di sussidiarietà è considerato "espressione dell'inalienabile libertà umana". Infatti, "la sussidiarietà è prima di tutto un aiuto alla persona, attraverso l'autonomia dei corpi intermedi. Tale aiuto viene offerto quando la persona e i soggetti sociali non riescono a fare da sé e implica sempre finalità emancipatrici, perché favorisce la libertà e la partecipazione in quanto assunzione di responsabilità" (n. 57). Come tale, "si tratta quindi di un principio particolarmente adatto a governare la globalizzazione e a orientarla verso un vero sviluppo umano" (ibid.). "Il principio di sussidiarietà va mantenuto strettamente connesso con il principio di solidarietà e viceversa, perché se la sussidiarietà senza la solidarietà scade nel particolarismo sociale, è altrettanto vero che la solidarietà senza la sussidiarietà scade nell'assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno" (n. 58).

Questi principi vanno applicati anche a livello comunale, in un duplice senso: nel rapporto con le istanze pubbliche statali, regionali e provinciali, così come in quello che le autorità comunali hanno con i corpi sociali e le formazioni intermedie presenti nel territorio. Queste ultime svolgono attività di rilevante utilità sociale, essendo fautrici di umanizzazione e di socializzazione, particolarmente dedite alle fasce emarginate e bisognose. Tra esse rientrano anche numerose realtà ecclesiali, quali le parrocchie, gli oratori, le case religiose, gli istituti cattolici di educazione e di assistenza. Auspico che tale preziosa attività trovi sempre un adeguato apprezzamento e sostegno, anche in termini finanziari.

A questo proposito, desidero ribadire che la Chiesa non domanda privilegi, ma di poter svolgere liberamente la sua missione, come richiede un effettivo rispetto della libertà religiosa. Essa consente in Italia la collaborazione che esiste fra la comunità civile e quella ecclesiale. Purtroppo, in altri Paesi le minoranze cristiane sono spesso vittime di discriminazioni e di persecuzioni. Desidero esprimere il mio apprezzamento per la mozione del 3 febbraio 2011, approvata all'unanimità dal vostro Consiglio Nazionale, con l'invito a sensibilizzare i Comuni aderenti all'Associazione nei confronti di tali fenomeni e riaffermando, allo stesso tempo, "il carattere innegabile della libertà religiosa quale fondamento della libera e pacifica convivenza tra i popoli".

Inoltre, vorrei sottolineare l'importanza del tema della "cittadinanza", che avete posto al centro dei vostri lavori. Su questo tema la Chiesa in Italia sta sviluppando una ricca riflessione, soprattutto a partire dal Convegno Ecclesiale di Verona, in quanto la cittadinanza costituisce uno degli ambiti fondamentali della vita e della convivenza delle persone. Anche il prossimo Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona dedicherà una giornata a tale rilevante tematica, giornata alla quale sono stati opportunamente invitati, come ci è stato detto, i Sindaci italiani.

Oggi la cittadinanza si colloca, appunto, nel contesto della globalizzazione, che si caratterizza, tra l'altro, per i grandi flussi migratori. Di fronte a questa realtà, come ho ricordato sopra, bisogna saper coniugare solidarietà e rispetto delle leggi, affinché non venga stravolta la convivenza sociale e si tenga conto dei principi di diritto e della tradizione culturale e anche religiosa da cui trae origine la Nazione italiana. Questa esigenza è avvertita in modo particolare da voi che, come amministratori locali, siete più vicini alla vita quotidiana della gente. Da voi si richiede sempre una speciale dedizione nel servizio pubblico che rendete ai cittadini, per essere promotori di collaborazione, di solidarietà e di umanità. La storia ci ha lasciato l'esempio di Sindaci che con il loro prestigio e il loro impegno hanno segnato la vita delle comunità: giustamente lei ha ricordato la figura di Giorgio La Pira, cristiano esemplare e amministratore pubblico stimato. Possa questa tradizione continuare a portare frutto per il bene del Paese e dei suoi cittadini! Per questo assicuro la mia preghiera e vi esorto, illustri amici, a confidare nel Signore, perché - come dice il Salmo - "se il Signore non vigila sulla città, invano veglia la sentinella" (127,1). Invocando la materna intercessione della Vergine Maria, venerata dal popolo italiano nei suoi tanti Santuari, luoghi di spiritualità, di arte e di cultura, e dei santi Patroni Francesco d'Assisi e Caterina da Siena, benedico voi tutti, i vostri collaboratori e l'intera Nazione italiana.

martedì 8 marzo 2011

Matteo 7,1.5

Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.

venerdì 4 marzo 2011

palazzetto...

di seguito lo stralcio di un articolo pubblicato su Cronaca di oggi:

A dividere la maggioranza invece sono state le due proposte finora presentate per il palazzetto dello sport: quella di Cogorno alla Pierina e quella di Bonetti in via Milano.
Il primo ha incontrato il favore della Lega Nord, come conferma Matteo Soccini: “Entrambi i progetti hanno dei pro e contro, mancano alcuni dati, ma per quanto riguarda la Lega Nord già a luglio del 2009 avevamo identificato la Pierina come l’area maggiormente idonea a riceverlo. Il progetto è affascinante ora vanno valutati i numeri. Quello presentato da Bonetti invece ci ha fatto alzare le antenne, perché è prevista all’interno un’area commerciale da 40 mila che non vedo tollerabile a Crema. Bisognerebbe sentire le associazioni di categoria”.

il 17 marzo io faccio festa!!!

sabato 26 febbraio 2011

HUFFPOST - La rivolta dei senza potere si sta diffondendo

brano tratto e tradotto (penso maluccio) dal sito
THE HUFFINGTON POST


Nel primo decennio del nuovo millennio, due regimi brutali in importanti paesi musulmani sono stati portati a termine. In risposta agli attacchi al World Trade Center, i dittatori in Afghanistan e Iraq sono stati rovesciati. 
Queste guerre sono state seguite da bunker in località segrete dall'altra parte del mondo. Sono state eseguite da aerei senza pilota che appaiono come dal nulla a seminare distruzione tra combattenti nemici, da aerei stealth che sganciano bombe bunker-buster e da un groviglio di strumenti per la caccia a individui che utilizzano tecnologiche invisibili. Il termine di questi regimi è costato più di un trilione di dollari, e ha monopolizzato il tempo e l'energia di due presidenti americani. 
 
All'inizio di questo nuovo decennio, altri due regimi brutali nei paesi musulmani sono stati rovesciati. Mohamed Bouazizi, un venditore di frutta e verdura che hanno lavorato per le strade di Sidi Bouzid, una città nel centro della Tunisia. Stanco di maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza, senza alcuna speranza per un futuro migliore e in collera con l'opulenza e la corruzione della famiglia regnante, con Bouazizi si accese il fuoco di fronte a un edificio governativo. 


Il mondo, a quanto pare, ne ha avuto abbastanza.
Persone in tutto il mondo stanno chiamando per decenni di corruzione, la censura, la brutalità, la dittatura e la soppressione delle libertà a cedere il passo ad un nuovo tempo. Se questi cambiamenti sono in stato di gravidanza con una nuova "pax humana" o se la nascita di questo nuovo mondo sarà interrotta o dirottata deve ancora essere determinata. Tuttavia, enormi cambiamenti sono già avvenuti, e più sono all'orizzonte. Ed è un momento senza precedenti. Ora è un momento in cui presidenti e senatori, dittatori e generali - gli uomini con nomi forti e profonde tasche - deve rispondere a lungo l'ultima alle esigenze di persone come Bouazizi, in silenzio per tanto tempo ma la cui voce ora risuona con sempre maggiore risonanza in tutto il mondo.
E lungi da essere contenuta, la rivolta dei deboli sembra diffondersi. In Cina la dittatura comunista ha messo i suoi potenti filtri internet per bloccare qualsiasi menzione di un sussurrato "Jasmine Revolution". I poliziotti cinesi sono stati pesantemente impiegati, e la sicurezza cinese ha arrestato e interrogato più di 100 attivisti per la democrazia.
La rivolta ha anche fatto la sua strada in America Latina. In Venezuela, dove un forte Hugo Chavez ha recentemente celebrato con sfarzo militare i suoi dodici anni di potere, un gruppo di nove studenti ha iniziato uno sciopero della fame al di fuori della sede dell'Organizzazione degli Stati Americani (OAS). Arrivato alla sua quarta settimana, gli scioperanti si sono moltiplicati. Esausti da anni di abusi del governo e disperati per la mancanza di prospettive per il loro futuro in una società sempre più controllata da Chavez e dai suoi compari, i manifestanti si sono impegnati a radicalizzare le loro azioni fino a quando le loro richieste non saranno soddisfatte. Pienamente consapevole della realtà globale, il governo del Venezuela si è detto preoccupato per un "effetto Egitto" che potrebbe estendere lo sciopero o farlo diventare più radicale. 
 
Le fiamme provenienti dall'appello disperato di Bouazizi ha innescato un movimento globale per la libertà quasi introvabile nella storia del mondo. Non si sa fino a che punto la rivolta dei deboli arriverà.
L'amministrazione Obama si trova in una invidiabile, e delicata, posizione. Essa ha l'opportunità di rimuovere definitivamente alcuni dei peggiori flagelli che rimangono sul pianeta: dittatori ridicoli e pericolosi come Muammar Gheddafi, Hugo Chavez e Mahmoud Ahmadinejad. Ma è altrettanto importante come una amministrazione Obama che gestisce in modo intelligente e creativo - e incoraggia - il processo democratico può assumere un ruolo di leadership nella formazione di una nuova serie di istituzioni mondiali che siano più rappresentative e difendere con più fermezza i desideri di libertà in un mondo pieno di speranza come oggi.
Questo è un tempo per la leadership coraggiosa, senza paura per la diplomazia e per le grandi idee ed azioni.

Abbiamo sentito parlare molto dai nostri detrattori per il crollo di influenza americana nel mondo. Ora è il momento di dimostrare che si bagliano. Come Segretario di Stato Hillary Clinton ha detto al Council on Foreign Relations dello scorso anno, è il momento di "... un nuovo momento americano". Per un paese che non troppo tempo fa, con tanto orgoglio ha proclamato: "Dammi il tuo stanco, il tuo povero, le tue masse che si accalcavano per respirare libere, i miserabili rifiuti della vostra terra..." Questa rivolta dei senza potere deve essere lo script per il nostro nuovo momento americano.

domenica 20 febbraio 2011

avviso ai naviganti di FB

Carissimi,

l'altro giorno ho provveduto a ripulire la lista di amicizie in FB, scendendo da 240 a meno di 60.

se non siete più nella lista non per tutti c'è lo stesso motivo.

alcuni li ho tolti perchè conoscenti solo di vista (o magari neanche quello), altri perchè amici non li considero proprio e altri ancora perchè li considero amici ma vedendoli in altre occasioni li ho tolti.

quelli che sono rimasti, per adesso, sono quelli più lontani (vedi la colonia belgica), i colleghi del cdg, e amici che frequento più spesso.

già che c'ero ho ripulito tutta la mia bacheca da tutti i post che non mi interessavano più (a partire dalla fine del 2008 quando mi sono iscritti al sito).

se volete riavermi come amico mandata una richiesta, se poi la rifiuto non prendetevela...

mercoledì 9 febbraio 2011

Comunicato Stampa - “SOCCINI (Lega Nord): Bandi 2011 della Fondazione Cariplo, un’occasione per tutto il cremasco”.

CREMA, 9 febbraio 2011 – Nel pomeriggio di ieri il consigliere comunale della Lega Nord Matteo Soccini ha presenziato, anche nella sua veste di assessore provinciale, alla presentazione svoltasi presso la Camera di Commercio di Cremona dei Bandi 2011 della Fondazione Cariplo. 

“Con molto piacere e interesse ho partecipato ieri pomeriggio ad uno dei tre focus di presentazione dei bandi della Fondazione Cariplo, sia nella mia veste di assessore provinciale che in quella di consigliere comunale – afferma Matteo Soccini che prosegue – In particolare ho presenziato a quello dedicato all’ambiente (gli altri erano a “arte e cultura” e “servizi alla persona”). Un momento di conoscenza e approfondimento su di una tematica di particolare importanza per creare progettualità in grado di portare finanziamenti che il difficile periodo che vive la finanza pubblica non rende possibile ai bilanci degli enti locali.” 

Conclude il consigliere leghista: “Nel corso di un mio intervento in consiglio comunale avevo ricordato l’importanza di riuscire ad intercettare queste ulteriori fonti di finanziamento. Da una prima lettura dei bandi previsti posso già affermare come ve ne siano alcuni che il nostro territorio, e non solo la città di Crema, possono sfruttare per mettere in campo quella progettualità troppo spesso frustrata dalle ristrettezze economiche”.

domenica 6 febbraio 2011

LA PROPOSTA (5 febbraio). Un asse Reindustria-Crema Ricerche

di seguito riporto una lettera pubblicata su "La Provincia" di sabato 5 febbraio 2011.
 
Caro direttore,
da alcuni giorni, per iniziativa dell’amministrazione provinciale e segnatamente dell’assessore cremasco Matteo Soccini, si torna a parlare di una possibile fusione fra due soggetti che, in definitiva, hanno finalità pressoché uguali e comunque facilmente integrabili, ma della cui operatività ben poco si è riversato sul territorio.
Si tratta di Reindustria (che ha valenza e competenza di dimensione provinciale) e del Consorzio Crema Ricerche, nato sull’onda delle esigenze accentuate nel momento successivo all’insediamento dell’Università a Crema. Per una strana (ma felice) combinazione i due soggetti sono presieduti dai presidenti delle due associazioni degli Artigiani (la Libera e l’Autonoma), rispettivamente Giuseppe Cappellini e Pier Paolo Soffientini, giacché destinatarie dei servizi previsti nei rispettivi statuti sono le piccole imprese artigiane.

Se mutate situazioni di mercato o modificate esigenze o addirittura calo di attenzione non hanno consentito fino ad oggi di produrre quanto era legittimo aspettarsi, in particolare da Crema ricerche, tanto vale procedere ad una integrazione fra i due soggetti, così che unendo strutture e risorse umane si possa giungere a risultati significativi, primo fra tutti favorire la nascita e lo sviluppo di imprese innovative (Crema ricerche) che in Reindustria potrebbero trovare lo strumento per la valorizzazione e la promozione. Penso, dunque, sia ottima cosa procedere alla fusione delle due società, ad onta di qualche resistenza magari di carattere corporativo o, peggio ancora, politico, avendo come metodo di lavoro, successivamente, quello di uno stretto rapporto da una parte con il polo universitario e, dall’altra, con le realtà comunali. Due strategie che forse sono venute meno anche per effetto della stagnazione economica che non consentiva nè l’introduzione di nuove tecnologie né l’insediamento di nuove unità produttive.
Sergio Lini(Crema)

l'idea cui fa riferimento il sig. Lini è una delle ipotesi sul tavolo,
nelle prossime settimane inizierà il confronto con gli altri soci.

sabato 5 febbraio 2011

grazie

un sincero ringraziamento a colui che passa "veline" ai giornali su progetti importanti prima che gli stessi siano stati analizzati e approvati fino in fondo;

si vede che l'esperienza di quasi 4 anni di amministrazione è servita a poco...

PS il progetto in questione è OTTIMO.
d'altra parte arriva dall'amministrazione provinciale

inizia...

martedì 1 febbraio 2011

pensiero in una mattina nebbiosa

quando il caldo vento nordafricano inizierà a spirare per le terre di pianura, le nebbie che offuscano le menti di molti si diraderanno...

giovedì 27 gennaio 2011

domenica 23 gennaio 2011

La Lega scarica il sovrappasso

intervista pubblicata ieri sul quotidiano "La Cronaca" a firma Daniela Gallo Carrabba

La questione del superamento del passaggio a livello di viale Santa Maria sarà il prossimo filo conduttore della campagna elettorale in fieri. Questa l’idea che ha maturato il consigliere comunale di Lega Nord Matteo Soccini, nonché assessore allo Sviluppo Economico della Provincia di Cremona.
“Inizio ad essere molto pessimista - commenta Soccini - e non vedo una soluzione prossima. Dibattere ‘sopra o sotto’ lascia il tempo che trova. Ho visto il progetto di Irsonti ma ho molti dubbi. Difficoltà e costi insormontabili. Abbassare i binari poi lo ritengo ancora più improbabile. Una situazione che non avrà soluzione né a breve, né a lungo termine”.
“L’unico aspetto positivo di tutta la faccenda - prosegue Soccini - è che il sottopasso di via Indipendenza alleggerirà di molto il problema”.
“Su viale Santa Maria – ribadisce Soccini - sono molto pessimista. La cosa non avrà via di uscita con l’attuale situazione economica. Comunque prendo atto di quanto l’assessore Simone Beretta ha risposto in consiglio Comunale al consigliere Risari”.
Sì, d’accordo, ma sul progetto, qualche commento?
“Qualche cosa - riprende Soccini - c’è stata fatta vedere, ma ne sono usciti più dubbi che risposte. Il problema sarà al centro della campagna elettorale della prossima tornata elettorale”.
Nel frattempo l’inizio dei lavori di via Indipendenza si fa più vicino. Conferma consigliere?
“Si tratta di attendere i tempi tecnici - spiega Soccini - il bando è stato espletato, l’assegnazione dei lavori è stata fatta. Anche prima della primavera il via”.
Un altro dei grandi problemi della città ancora aperto è di certo la questione degli Stalloni, per i quali usiamo la definizione d’affetto che amano usare ancora oggi i cremaschi nell’indicare la sede Ersaf ed il Centro di Incremento Ippico di via Verdi.
Per gli Stalloni c’è qualche soluzione in vista?
“Da parte di Regione Lombardia - afferma Soccini - sono state avanzate varie ipotesi. Tutte da valutare. Comunque la meno realizzabile è di certo la ripresa dell’ultimo accordo di programma. La mozione approvata in Consiglio Comunale si impegnava proprio in un suo ‘rifiuto’. Poi ci sono le altre due ipotesi”
Quali?
“Una ipotizza la vendita di tutto il complesso al Comune di Crema. Quest’ultimo però non ha risorse. Sarebbe inoltre complicato individuare le aree da cedere in compensazione alla Regione. L’ultima ipotesi guarda poi alla ripresa delle trattative con Regione Lombardia per guardare verso i privati. In tal caso il Comune di Crema, prima, metterebbe dei paletti tecnici e poi si avvierebbe un procedimento di riqualificazione con procedura a gara aperta.
Il Comune metterebbe i suoi limiti, il resto ai privati”.
Ipotesi da valutare insieme ai colleghi?
“La prima cosa da verificare - spiega Soccini - è capire che cosa ne pensi la maggioranza. Preferiremmo evitare quanto già visto. Il partito dice una cosa, poi cambia idea, i consiglieri l’altra, poi cambiano ancora”. “Una questione interessante - conclude Soccini -, ma molto complessa”.