lunedì 16 febbraio 2015

La LOMBARDIA e la “RAPINA” FISCALE

Nelle ultime settimane, sulle pagine del Corriere prima e Repubblica dopo, hanno trovato spazio due ricerche elaborate dal centro studi della Cgia di Mestre, guidata da Giuseppe Bortolussi, incentrate sul gettito fiscale  la prima e sul residuo fiscale delle regioni italiane la seconda.
Due studi il cui risultato congiunto porta a rendere ancor più palese una realtà di cui da troppi anni si parla, vale a dire la costante “rapina fiscale” sui sono sottoposti i cittadini lombardi.

Dal Corriere apprendiamo come siano i lombardi i contribuenti più tartassati d’Italia. Lo rileva l’Ufficio studi della Cgia che ha messo a confronto il gettito fiscale versato dai lavoratori dipendenti, dagli autonomi, dai pensionati e dalle imprese di tutte le regioni d’Italia. Ogni residente della Lombardia corrisponde all'Erario e ai vari livelli di governo locali mediamente 11.386 euro.

“Questi dati - sottolinea Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre - dimostrano come ci sia una corrispondenza tendenzialmente lineare tra il gettito fiscale, il livello di reddito e, in linea di massima, anche la qualità/quantità dei servizi offerti in un determinato territorio. Dove il reddito è più alto, il gettito fiscale versato dai contribuenti è maggiore e, in linea di massima, gli standard dei servizi erogati sono più elevati. Essendo basato sul criterio della progressività, è ovvio che il nostro sistema tributario pesa di più nelle regioni dove la concentrazione della ricchezza è maggiore”.

Altro aspetto interessante che emerge dall'analisi condotta dagli Artigiani di Mestre è la distribuzione del gettito tra i vari livelli di governo. Su 100 euro di tasse pagate dagli italiani ne finiscono nelle casse dello Stato centrale 81 alle Regioni 10 e solo 9 confluiscono nelle casse degli Enti locali (Comuni, Province e Comunità montane), questo a riprova di come in questo paese di “federalismo fiscale” non vi sia traccia.

Se il Corriere c’informa di quante tasse paghiamo, Repubblica riportando un altro studio degli artigiani di Mestre che non fa altro che ribadire una situazione che in Lombardia conosciamo bene dal 1861.
Parliamo del “residuo fiscale”, in altre parole la differenza tra le tasse pagate da un territorio e quanto ritorna in termini di spesa pubblica, servizi e trasferimenti agli enti locali.

In un quadro dove le Regioni a statuto ordinario del Nord danno oltre 100 miliardi di euro all'anno come contributo di solidarietà al resto del Paese, in base ai dettami del Patto di Stabilità, è la Lombardia a fare su malgrado la parte del leone, seppur in gabbia, nella classifica dei “contribuenti” registrando un residuo fiscale annuo positivo pari a 53,9 miliardi di euro, che in valore pro capite è pari a 5.511 euro, neonati compresi (dati riferiti all'anno fiscale 2012, nel frattempo il residuo è aumentato...).

Un quadro desolante che rischia di peggiorare come sostiene Bortolussi se: “come ha fatto nell'ultimo decennio, lo Stato centrale continuerà nella politica dei tagli lineari, facendo mancare risorse e costringendo le Autonomie locali ad aumentare le tasse, anche al Nord la qualità delle infrastrutture, della sanità, del trasporto pubblico locale e della scuola potrebbe venir meno, alimentando la rabbia e la disaffezione nei confronti della politica nazionale”.

Un pericolo reale, stante le politiche economiche sostenute dal Governo Renzi, che la proposta di revisione della Costituzione all'esame del Parlamento non potrà che rendere ancor più concreto essendo la stessa imperniata su di una visione neo centralista dell’architettura istituzionale italiana.

Come ha ben detto lo stesso Bortolussi a Repubblica: “La questione settentrionale, purtroppo, non si è dissolta: soprattutto a Nordest (ed anche in Lombardia N.d.R.) cova ancora sotto la cenere. Per questo è necessario riprendere in mano la riforma del federalismo fiscale è portarla a termine, premiando i territori più virtuosi e penalizzando chi, invece, gestisce in maniera scriteriata la cosa pubblica”.

martedì 10 febbraio 2015

Terre di Lombardia | una nuova avventura tra cultura, autonomia e identità


Nel tardo pomeriggio di oggi, insieme agli amici Cedrik Pasetti, Michela Bettinelli, Donato Novellini e Matteo Bernardelli, ho posto la mia firma in calce all'atto costitutivo di una nuova associazione culturale chiamata "Terre di Lombardia".
Una nuova avventura dedicata alla Lombardia che si dipanerà tra cultura, autonomia e identità con lo sguardo rivolto al futuro senza per questo dimenticare quello che siamo e coloro che questo territorio hanno costruito nei secoli.
Per saperne di più non vi resta che continuare a leggere il post...


CULTURA, AUTONOMIA E IDENTITÀ

L’Associazione Culturale “Terre di Lombardia” ha come scopo la valorizzazione e la divulgazione della conoscenza della cultura della Lombardia nonché della sua storia e la tutela del suo territorio. 
In particolare l’Associazione intende promuovere e gestire attività culturali, nel campo della politica, dell’economia e delle discipline artistiche nonché contribuire allo sviluppo socio-economico della regione Lombardia ispirato ad un riformismo fondato su principi di autonomia, identità, sussidiarietà e solidarietà.

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sabato 7 febbraio 2015

#MOSCHEA | cosa fare dopo il #consiglioaperto? alcune idee (del tutto personali...)

E adesso??? Una domanda semplice che in molti si stanno ponendo, ed io per primo, dopo la seduta di venerdì scorso del consiglio comunale aperto incentrato sulla questione moschea (che qualcuno continua a preferire di chiamare musalla quando differenze tra le due sono solo per le dimensioni).

Un consiglio aperto il cui intento con il quale era stato proposto dal Comitato Cremasco No Moschea, vale a dire concedere la parola ai cremaschi per poter parlare senza filtri all'amministrazione di un progetto che crea, e sarebbe sciocco e superficiale negarlo, preoccupazioni e timori, alcuni ben fondati e altri magari sovrastimati, è scemato via senza che questo abbia potuto aver luogo.
Le numerose e concordi testimonianze e ricostruzioni mostrano, senza pochi dubbi, come la sinistra sia stata “bravissima” ad orientare l’andamento del consiglio per far apparire una realtà ben diversa da quella che si respira ogni giorno in città. Sinistra brava ed anche furba, una furbizia però resa possibile anche da una colpevole distrazione delle minoranze.

Non poteva, almeno un consigliere comunale di centrodestra presentarsi in comune, ben prima dell’apertura delle porte ai cittadini, e verificare che non vi fossero “portoghesi” entrati prima??? Si, no, forse. Ma tutto questo appartiene al passato, seppur molto recente, e perdersi dietro accuse e repliche non fa altro che distrarre dal vero problema, vale a dire la persistente pervicacia con la quale l’amministrazione vuole proseguire sulla strada intrapresa da oltre due anni.

L’esordio del discorso del Sindaco Bonaldi è stato da questo punto di vista esemplare nel negare ogni spazio di discussione e auspicabile ripensamento. Come ho twittato di recente “quando la politica indossa i paraocchi dell’ideologia finisce col fare scelte sbagliate, come il si alla moschea”, e quanto pronunciato in consiglio ne è la conferma.

Tutto questo però è IERI, ADESSO che fare?

Partirei da cosa ritengo sommessamente non si dovrebbe fare o proporre. Leggo che le minoranze vorrebbero un altro consiglio aperto, per fare cosa considerando l’esito e la gestione del precedente? Provare a fare quanto messo in pratica dalla sinistra inviando truppe “dromedarie” in luogo di quelle “cammellate” evocate da molti?

Da altre parti (Forza Italia qualche settimana fa) si evoca il discorso referendum. Argomento grazie al quale è facile ricevere l’applauso ma che tutti sanno (o fanno finta di non sapere) non essere possibile stante lo statuto comunale attuale in ottemperanza alle leggi dello stato.
Uno statuto che anche il sottoscritto ha contribuito ad aggiornare nella passata amministrazione per adeguarlo alle normative nazionali cambiate nei dieci anni succeduti alla prima formulazione.

Normative nazionali che non permettono di svolgere tali consultazioni. Qualcuno afferma che potevamo comunque modificare lo statuto per renderle possibili, vero! Peccato che una bocciatura da parte degli organi di controllo sarebbe intervenuta a fare “tabula rasa” prima ancora che lo stesso potesse entrare in vigore, e il sottoscritto di far perdere tempo, e soldi per avvocati, all'amministrazione non ne aveva l’intenzione.

Modificarlo adesso anche alla luce della nuova normativa regionale in tema di luoghi di culto come pare vogliano chiedere i consiglieri del M5S? È una opzione, che però vedo ben lontana dal poter essere messa in atto stante la palese ostilità ideologica che la sinistra ha già espresso nei confronti della legge lombarda.

Cosa fare allora? Premesso che sono solo semplici considerazioni maturate prendendo atto delle forze e convinzioni in campo, il lavoro maggiore ritengo debba essere svolto più all'interno del comune che fuori, senza nulla togliere a coloro che l’opposizione fuori dal palazzo l’hanno fatta e la stanno facendo con impegno e merito.

Come sapete il via libera alla moschea dovrà passare per la variante al PGT, necessaria per cambiare la destinazione dell’area, ed il successivo bando/ convenzione con gli assegnatari dello spazio, dato che si parla di un’area comunale.

Per questo l’attenzione dovrebbe incentrarsi sul verificare il contenuto di tutti i documenti che saranno redatti e la loro conformità alle procedure ed alle leggi, in particolare la nuova legge di Regione Lombardia che ho citato in precedenza. La sinistra farà finta di nulla avanzando una sorta di “obiezione di coscienza” dato che la ritiene incostituzionale? Tenersi pronti a presentare ricorsi al tribunale amministrativo non penso sia un’ipotesi da scartare a priori.

Inoltre, se dovesse passare la variante (dubbi in merito ne ho pochi..), l’attenzione dovrà essere incentrata sul bando e la convenzione, con un occhio di riguardo soprattutto alle clausole di recesso in capo all'amministrazione comunale per un domani provvedere a tornare in possesso dell’area, eliminando il diritto di superficie e, di fatto, provvedere alla chiusura della moschea.

Una convenzione in cui Crema si dovesse trovare con le “mani legate” sarebbe un danno enorme che la sinistra arrecherebbe alla città, oltre a quello di portare avanti la sua politica di integrazione raffazzonata come solo lei è in grado di fare…

Sono solo suggerimenti per i quali è necessario un lavoro primariamente in commissione territorio (che non tutti frequentano come dovrebbero) ed in consiglio alquanto oscuro e poco “mediatico”, ma di maggiore impatto verso l’amministrazione rispetto al titolino sul giornale...

Post Scriptum: che si faccia o meno la moschea/musalla/centro islamico il vero referendum si terrà tra due anni e qualche mese alle prossime elezioni comunali, ma questa è un’altra storia e merita qualche altro post ;-)

domenica 18 gennaio 2015

IDEE & RIFLESSIONI | Il buonismo che ci acceca

Carenze culturali e politiche sono retoriche supplenze di identità ambigue

di Piero Ostellino
Il miserevole spettacolo che l’Italia politica e giornalistica sta dando sulla strage di Parigi e il suo seguito è figlio allo stesso tempo — salvo minoritarie e lodevoli eccezioni — di carenza culturale e di stupidità politica. Entrambe sono la retorica supplenza della nostra identità ambigua e compromissoria. Perciò, in nome della convivenza con l’Islam, auspichiamo di fondare un nuovo Illuminismo, non sapendo palesemente che ce n’è già stato uno sul quale abbiamo fondato la nostra civilisation, mentre sono loro che non lo hanno ancora fatto e che dovrebbero farlo.
Ci si è lamentati che le forze dell’ordine francesi non fossero riuscite a catturare rapidamente i due lombrosiani criminali artefici della strage parigina. Ignoriamo, o fingiamo di ignorare, che ciò era dovuto al fatto che il cosiddetto estremismo islamico naviga nel mare delle collusioni e delle complicità con l’islamismo che chiamiamo ostinatamente moderato. Che moderato non è e che si è profondamente radicato nel continente con l’immigrazione. È stupefacente che a non capirlo sia proprio quella stessa sinistra che, da noi, aveva felicemente contribuito a isolare il terrorismo delle Brigate rosse prendendo realisticamente atto che esso navigava nel mare delle complicità antiliberali e anticapitalistiche generate dal «lessico familiare» comunista. L’ignoranza che, da noi, circonda il caso francese rivela l’incapacità culturale, non solo della sinistra, di capire che cosa è stata, in Occidente, l’uscita dal Medioevo, la separazione della politica dalla religione, la cancellazione del dominio della fede religiosa sulla politica e la nascita dello Stato moderno; incapacità di capire che si accompagna a quella di prendere atto, per converso, che l’Islamismo è ancora immerso nel Medioevo ed è soprattutto incapace di uscirne.
Le patetiche invocazioni al dialogo, alla reciproca comprensione che si elevano da ogni chiacchierata televisiva, da ogni articolo di giornale, sono figlie di un buonismo retorico, politicamente corretto, incapace di guardare alla «realtà effettuale» con onestà intellettuale. Non stiamo dando prova neppure approssimativa di essere gli eredi di Machiavelli, bensì, all’opposto, riveliamo di essere i velleitari nipotini di Brancaleone da Norcia, lo strampalato protagonista di una saga cinematografica. Il miserevole spettacolo che diamo è anche la conseguenza dell’insipienza culturale di una sinistra che — perduto il rapporto organico con l’Unione sovietica, spazzata via dalle «dure repliche della storia» — non sa, o non vuole, darsi una identità. La nostra insipienza politica è generata dall’incultura. Non abbiamo perso l’occasione, anche questa volta, di mostrare d’essere un Paese da Terzo Mondo al quale, come non bastasse, un Papa pauperista detta la linea fra l’ottuso entusiasmo di fedeli che mostrano di credere ben poco nel messaggio di Cristo e molto più di essere i sudditi di una gerarchia che assomiglia a una corporazione o a un partito. Avevo definito l’Islam, in un precedente articolo, una teocrazia, aggiungendo che qualsiasi tentativo, da parte nostra, di trovare con esso una qualche forma di conciliazione si sarebbe rivelato, a causa della contraddizione logica e storica, illusorio.
Che piaccia o no al buonismo, siamo diversi. È inutile nascondersi dietro il dito di un universalismo di facciata che non regge alla prova della logica e della storia. Siamo anche migliori, avendo noi conosciuto, e praticato da alcuni secoli — a differenza di loro che sono, e vogliono restare, una teocrazia — la separazione della religione dalla politica. Pur con tutti i nostri limiti, pratichiamo l’insegnamento dell’Illuminismo e siamo entrati da tempo nella Modernità, mentre loro ne sono ancora fuori e non danno neppure segno di volerci entrare. Viviamo in regimi che praticano la tolleranza nei confronti di chi non la pensa allo stesso nostro modo o professa una religione diversa dalla nostra; siamo società che, per dirla con Isaiah Berlin, professano e rispettano la «pluralità di valori». Chi non la pensa come noi, non è considerato e trattato come un nemico. Loro ci considerano «infedeli» rispetto alle loro convinzioni e alla loro prassi; un nemico da sterminare come hanno fatto nei confronti della redazione del settimanale satirico parigino il cui torto era di aver fatto dell’ironia sul loro credo. Per noi, gli islamici sono gente che la pensa in un modo diverso. Da figlio del Cristianesimo e del liberalismo mi chiedo come si possano uccidere uomini e donne in nome del proprio dio.
Il criminale che torna sui suoi passi per finire un agente ferito e a terra è una bestia, con tutto il rispetto per gli animali. Le nostre reciproche culture sono inconciliabili ed è persino ridicolo auspicare che ci si possa incontrare almeno a metà strada. Dovremo convivere, sapendo che ci vorrebbero colonizzare e dominare attraverso quel «cavallo di Troia» che è l’immigrazione e che noi stessi incoraggiamo. Lo ripeto. Non siamo noi che dobbiamo riscoprire le nostre radici. Sono loro che devono rinunciare alle loro. Sempre che vogliano convivere pacificamente. Cosa di cui dubito.
tratto da www.corriere.it del 10 gennaio 2015

Chi è Piero Ostellino (da wikipedia)

Laureato in Scienze politiche presso l'Università di Torino, si è specializzato in sistemi politici dei paesi comunisti. Ha fondato nel 1963 il Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi di Torino e, nel 1964, la rivista “Biblioteca della Libertà” che ha diretto fino al 1970. Del Centro Einaudi è ora presidente onorario. Ha diretto dal 1990 al 1995 l’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale) di Milano ed è stato membro del comitato scientifico dell’Università della Carolina del Nord. È autore di numerosi saggi di carattere storico e politico.

Dal 1967 scrive sul Corriere della Sera, giornale del quale è stato corrispondente da Mosca dal 1973 al 1978 e da Pechino nel 1979 e 1980, inviato speciale, nonché direttore dal 1984 al 1987. Attualmente ne è editorialista e titolare della rubrica settimanale “Il dubbio”.

venerdì 16 gennaio 2015

VIGILI del FUOCO | per la nuova caserma Roma sgancia la grana (che poi è sempre la nostra...)

E' notizia di oggi che il Ministero degli Interni ha finalmente deciso di finanziare, per 1,2 milioni di euro, la nuova caserma dei Vigili del Fuoco di Crema, di fatto sollevando i Comuni Cremaschi dall'onere di trovare i soldi necessari alla sua costruzione (cioè nuove tasse) cui era stata incaricata ‪SCRP. Stando al presidente della società i lavori inizieranno entro l’estate e la caserma sarà pronta antro l’anno.

OTTIMA NOTIZIA!

In primo luogo per i Vigili del Fuoco che potranno lasciare l'attuale struttura fatiscente per una degna e rispettosa del loro indispensabile lavoro, ed anche per tutti i cremaschi che non si vedranno così mettere le mani in tasca dai comuni (Crema in primis, ma questa non è una novità) con nuove tasse.
Questa infatti era l'idea originale approvata dall'ultima assemblea di SCRP.
Naturalmente grazie a coloro che hanno lavorato per questo risultato (meno a quelli che si prenderanno meriti "immeritati", ma questa è la "politica"...).

A chi non deve andare in alcun modo un ringraziamento è proprio il Ministero degli Interni, cioè ‪Roma.
Costruire caserme degne di questo nome è un compito che spetta da sempre allo stato, il quale per fare questo incassa dai cittadini, cremaschi compresi naturalmente, migliaia di miliardi di euro.

Dal giornalino stampato e distribuito dalla giunta Bonaldi prima di Natale abbiamo appreso (gli addetti ai lavori lo sapevano da tempo) come nel periodo 2007 - 2014 i tagli ai trasferimenti da Roma a Crema siano arrivati alla cifra di 42.500.000 di euro.

In altre parole TASSE PAGATE DAI CREMASCHI E MAI PIÙ' TORNATE!!!
Al netto di 1.200.000 che saranno spesi per la caserma ne mancano all'appello ancora 41.300.000!!!

martedì 13 gennaio 2015

IDEE & RIFLESSIONI | Vogliono uccidere la nostra anima

Gli autori dell’attacco al «Charlie Hebdo» non sono pazzi criminali, li muove un’ideologia politica. Più l’Occidente si autocensura, più diventeranno audaci

di Ayaan Hirsi Ali
Dopo la carneficina di mercoledì, forse l’Occidente metterà finalmente da parte le tante scuse artificiose impiegate finora per negare ogni nesso tra violenza e Islam radicale.

Questo non è stato un attacco sferrato da uno squilibrato, da un lupo solitario. Non è stata un’aggressione per mano di delinquenti qualunque. Era stata programmata per fare più morti possibile, durante una riunione di redazione, con armi automatiche e un piano di fuga. Gli assassini volevano seminare il terrore, e ci sono riusciti. Ma di cosa ci sorprendiamo? Se c’è una lezione da imparare, è che tutto ciò che noi crediamo dell’Islam non ha alcun peso. Questo tipo di violenza, la jihad, rappresenta quello in cui credono gli islamisti. Il Corano è disseminato di appelli alla jihad violenta, ma non solo. In troppa parte dell’Islam, la jihad si è evoluta in un’ideologia moderna. La «bibbia» del jihadista del ventesimo secolo è «Il concetto coranico della guerra», scritto dal generale pakistano S.K. Malik.

Nella sua analisi l’anima umana - e non il campo di battaglia fisico - rappresenta il centro dove portare il conflitto. E il modo migliore di colpire l’anima è attraverso il terrore, «il punto in cui il mezzo e il fine si ricongiungono». Ogni volta che giustifichiamo la loro violenza in nome della religione, ci pieghiamo alle loro richieste. Nell'Islam, è un grave peccato rappresentare o denigrare il profeta Maometto. I musulmani sono liberi di crederci, ma perché devono imporlo ad altri? L’Islam, con i suoi 1.400 anni di storia e un miliardo e mezzo di fedeli, dovrebbe riuscire a tollerare qualche vignetta. L’Occidente deve costringere i musulmani, specie quelli della diaspora, a rispondere a questa domanda: che cosa è più offensivo per un credente, l’uccisione, la tortura, la schiavitù, la lotta armata e gli attacchi terroristici in nome di Maometto, o la produzione di disegni, film e libri che si fanno beffe degli estremisti e della loro visione di ciò che Maometto rappresenta?
Per rispondere a Malik, la nostra anima in Occidente crede nella libertà di coscienza e parola. Sono le libertà che formano l’anima della nostra civiltà. Ed è proprio in questo che gli islamisti ci hanno attaccato. Tutto dipende da come reagiremo. Se ci convinciamo di combattere contro un manipolo di pazzi criminali, non saremo in grado di fornire risposte. Dobbiamo riconoscere che gli islamisti di oggi sono motivati da un’ideologia politica, radicata nella dottrina fondante dell’Islam. Sarebbe un notevole cambiamento di rotta per l’Occidente, che troppo spesso ha reagito alla violenza jihadista con tentativi di conciliazione. Cerchiamo di blandire i capi di governo islamici che premono per costringerci a censurare stampa, università, libri di storia, programmi scolastici. Loro alzano la voce, e noi obbediamo. In cambio cosa otteniamo? I kalashnikov nel cuore di Parigi. Più ci sforziamo di attenuare, placare, conciliare, più ci autocensuriamo, più il nemico si fa audace ed esigente.

C’è una sola risposta a questo vergognoso attacco jihadista contro Charlie Hebdo : l’obbligo di media e leader occidentali, religiosi e laici, di proteggere i diritti elementari di libertà di espressione, che sia la satira o altro. L’Occidente non deve più inchinarsi, non deve più tacere. Dobbiamo inviare ai terroristi un messaggio univoco: la vostra violenza non riuscirà a distruggere la nostra anima.
tratto da www.corriere.it del 9 gennaio 2015

Chi è Ayaan Hirsi Ali (da wikipedia)

è una politica e scrittrice somala naturalizzata olandese, nota soprattutto per il suo impegno in favore dei diritti umani e in particolare dei diritti delle donne all'interno della tradizione Islamica.

Figlia del signore della guerra somalo Hirsi Magan Isse, ha vissuto in Somalia, Etiopia, Kenya e Arabia Saudita. A cinque anni fu sottoposta ad infibulazione. Nel gennaio 1992 il padre conosce in moschea un giovane somalo (residente in Canada e tornato in patria per procurarsi una donna da sposare) e in un'ora decide di dargli in moglie Ayaan che aveva 22 anni. La ragazza rifiuta, ma le nozze si combinano ugualmente. Il marito appartiene al clan Osman Moussa, uno tra i più in vista nella società somala. Dopo le nozze organizza il viaggio in aereo alla volta del Canada, per la giovane moglie. Giunta in Germania per uno scalo intermedio, Ayaan decide di scappare. Prende un treno per i Paesi Bassi e chiede asilo politico come rifugiata. Motivo: essere stata costretta ad un matrimonio combinato che l'ha privata della libertà. Per non essere rintracciata dalla famiglia, sceglie di non usare più il suo vero cognome, Magan, ed opta per Ali (il nome originario del nonno).

Ottiene lo status A, il migliore, che comprende il diritto di rimanere in Olanda per tutta la vita e di richiedere la cittadinanza dopo cinque anni. Ayaan si iscrive all'Università e consegue la laurea in Scienze politiche. Un giorno dell'estate del 2001 guardando il telegiornale apprende che in una scuola alcuni insegnanti gay sono stati molestati da allievi musulmani. Il servizio mostra anche un imam che li difende: secondo lui l'omosessualità è una malattia contagiosa in grado di infettare gli studenti. Di getto scrive una lettera e la indirizza ad uno dei quotidiani più letti in Olanda, NRC Handelsblad. Nella lettera sostiene che quell'atteggiamento non appartiene a un solo imam, ma è molto diffuso nel mondo islamico e spiega che l'islam è una religione che non accetta la libertà individuale, fino a giustificare i soprusi contro le donne e contro i diversi.

Quel gesto istintivo segna l'inizio del suo impegno politico. Nel 2002 diventa famosa nel paese attraverso alcune apparizioni televisive dove esprime con nettezza il suo pensiero critico sull'islam. I suoi interventi destano scalpore presso la comunità musulmana perché per la prima volta a criticare l'islam è una di loro e, per giunta, una donna. In ottobre di quell'anno cade il governo e il paese è chiamato alle elezioni anticipate. Neelie Kroes, importante esponente del partito liberale "Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia" (VVD), chiede a Hirsi Ali se vuole candidarsi nella sua lista. Ayaan accetta, viene collocata al numero 16 (in Olanda si vota su liste bloccate), che le dà la sicurezza di essere eletta. Decide che la sua missione sarà inserire il problema delle donne musulmane nell'agenda politica del suo Paese d'adozione.

A tutti quelli che glielo chiedevano, rivelava apertamente che al suo arrivo in Olanda si era firmata con un cognome diverso dal suo e non aveva detto tutta la verità sui motivi che l'avevano portata a lasciare il suo paese d'origine. La cosa però non crea scandalo e Hirsi Ali viene eletta il 22 gennaio 2003 al parlamento olandese. Nel 2004 scrive la sceneggiatura del film cortometraggio "Sottomissione" (Submission), in cui si denunciano gli abusi che subiscono le donne nel mondo islamico. Il 2 novembre dello stesso anno il regista del film Theo van Gogh viene assassinato. Da allora Hirsi Ali vive protetta da una scorta armata. In poco tempo diventa una persona scomoda. Per i suoi vicini di casa è una persona troppo ingombrante: notano che la sua abitazione è perennemente sorvegliata da una scorta armata. Si rivolgono al tribunale affinché dia ordine alla Hirsi Ali di cambiare domicilio. Nel 2006 la Corte d'appello di L'Aia, con una sentenza senza precedenti, dà ragione ai vicini di casa della scrittrice, intimandole di cambiare quartiere.

Capito il vento che tira, Ayaan Hirsi Ali si dimette da deputata e lascia volontariamente l'Olanda, per trasferirsi negli Stati Uniti, a Washington. Ritorna nei Paesi Bassi, anche se solo per brevi periodi, ma nell'ottobre del 2007 il governo olandese decide che le scorte armate debbano essere riservate ai cittadini residenti nel territorio nazionale, facendole capire che se rientra in patria lo fa a suo rischio e pericolo. Immediatamente la vicina Danimarca le ha offerto protezione, sulla base di un programma volto a sostenere gli scrittori minacciati di morte dai terroristi islamici. La scrittrice ha ringraziato ma ha affermato di voler rimanere negli Stati Uniti. Oggi lavora nell'American Enterprise Institute, un importante centro studi.

giovedì 1 gennaio 2015

HAPPY NEW YEAR 2015! (ai VERI LEGHISTI)

Anche in questo inizio d'anno arriva il post degli auguri.
Sarò breve però, infatti a quelli che ho scritto 356 giorni orsono (x molti, ma non x tutti) devo fare una sola piccola aggiunta...
BUON 2015 ai VERI LEGHISTI, ma non ai vecchi e nuovi (o per meglio dire giovani) cerchisti.


sabato 6 dicembre 2014

La Lezione Scozzese | Smettere di chiedere la libertà è il modo migliore per non ottenerla mai.

Poco meno di tre mesi sono trascorsi dalla giornata di settembre in cui gli eredi di William Wallace hanno avuto l’opportunità di scegliere se restare o meno sotto la corona della regina Elisabetta.
Sappiamo tutti come è andata a finire, con circa il 55% dei voti ha prevalso il no all'indipendenza della Scozia.

Un risultato sul quale si sono sprecate analisi interessanti e commenti superficiali, questi ultimi spesso influenzati dalla voglia di creare un parallelo con le istanze indipendentiste presenti nelle regioni del Nord quali Lombardia e Veneto con intento denigratorio.

Anche uno dei primi articoli postati su “la Voce del Nord” era dedicato all'argomento e potevate leggere un passaggio come questo: “un possibile esito negativo del referendum, infatti, non bloccherà il processo di devoluzione in atto già da tempo nel Regno Unito, e che si sviluppa secondo programmi e tempistiche predeterminate. Già nei prossimi mesi, per esempio, è prevista l’entrata in vigore di una serie di norme approvate dal Parlamento di Londra nel 2012 che assegneranno alle autorità di Edimburgo la facoltà d’influire sulla determinazione delle aliquote d’imposta applicabili ai propri cittadini, le quali verranno così determinate sulla base dei livelli di reddito scozzesi e non di quelli complessivi (mediamente più alti) del Regno Unito”.

I mesi sono passati e sul “Corriere della Sera”, a firma di Fabio Cavalera, abbiamo letto nei giorni scorsi di come il passaggio di poteri e competenze da Londra a Edimburgo non si sia affatto arrestato e le prospettive citate si stiano realizzando. 
Scrive Cavalera: “quanto propone la commissione interpartitica Smith, insediata dopo il referendum per dare risposta al 45% indipendentista prefigura un ribaltone costituzionale. L’accordo raggiunto sarà trasformato in legge a Westminster e prevede alcuni punti chiave in materia fiscale e politica: il gettito delle tasse sul reddito sarà gestito da Edimburgo, buona parte del welfare e dell’assistenza passeranno sotto la giurisdizione del governo scozzese”. 

Tutto questo a dimostrazione del fatto che il processo di accrescimento dell’autonomia di un territorio non si arresta di fronte alle sconfitte, come avvenuto per la campagna indipendentista portata avanti dallo Scottish National Party, ma deve proseguire per contemplare e dare soddisfazione alla domanda di libertà che parti importanti, e numerose, della società reclamano.

Una “lezione”, quella scozzese, che riteniamo debba essere ben studiata da quei partiti, movimenti e associazioni che all'indipendentismo, al federalismo e all'autonomismo di rifanno (o per meglio dire in alcuni casi si rifacevano) nella loro azione politica e sociale specialmente in Lombardia e Veneto.
Smettere di chiedere libertà è il modo migliore per non ottenerla mai.

articolo, a firma di Theo Underwood pubblicato, su www.lavocedelnord.it

martedì 2 dicembre 2014

#Crema2017 | la strada da seguire

Nei giorni scorsi si è svolta presso il Palazzo Comunale una conferenza stampa nella quale l’amministrazione Bonaldi ha illustrato un bilancio della sua attività, giunta a metà del mandato ricevuto nel maggio 2012.
Sui risultati raggiunti, veri e presunti, nonché sul “resta da fare” che si sono prefissati dedicherò un post non appena arriverà nella cassetta delle lettere il giornalino annunciato nell'incontro con la stampa.

Ho voluto iniziare questo post con questa notizia perché in città gira con sempre maggiore insistenza  delle domande molto semplici: “Ma gli altri cosa fanno? Cosa vogliono fare in vista delle comunali del 2017?”.
Ovviamente per “gli altri” i cittadini intendono i partiti di centrodestra, dalla Lega a Forza Italia, passando per Fratelli d’Italia fino alle diverse liste civiche che siedono in Sala degli Ostaggi.
Difficilmente citano l’NCD, ma questo probabilmente è dovuto al ruolo di stampella della sinistra a Roma  che Alfano porta avanti con “indubbio acume politico”.

Quando mi pongono queste domande rispondo che a Crema non dobbiamo inventarci nulla, ma piuttosto seguire gli esempi che hanno dimostrato di essere vincenti. Ve ne sono molti, diversi dei quali vedono la Lega come cardine fondamentale.

Quello che ha fatto da apripista è indubbiamente il “modello Verona” che ha permesso a Flavio Tosi di essere eletto per due mandati alla carica di sindaco della città scaligera.
Un modello le cui basi sono diverse, dalla costatazione della non autosufficienza della Lega (da soli si può vincere il piccolo paesino, non certo le città) al conseguente riconoscimento della necessità di costruire coalizioni di centrodestra, dal coinvolgimento della società attraverso la valorizzazione del “civismo” locale all’apertura di un dibattito su tematiche certamente difficili, da non lasciare però in mano ad una sinistra incapace di passare dalla fumosa teoria alla concretezza delle norme, per finire con la centralità delle primarie per la scelta dei candidati.

Una strada quella tracciata da Tosi seguita poi da molti che ha ottenuto, e si appresta ad ottenere, ottimi risultati. Dalla vittoria in Lombardia di Roberto Maroni (con il significativo risultato della lista Maroni Presidente) alle buone prospettive per le regionali in Veneto della prossima primavera, per le quali i sondaggi registrano in buon vantaggio di Luca Zaia sulla sfidante del PD, anche grazie alla lista civica collegata al presidente uscente.
Per non dimenticare poi quel nuovo soggetto politico che Matteo Salvini di appresta a lanciare per allargare il consenso al centro sud, le cui prime informazioni che girano lo vedono basarsi sul civismo ed il contatto diretto con elettori, associazioni e società.

Ecco allora stracciata la strada che le componenti del centrodestra, e la Lega in primis, dovrebbero imboccare da subito per arrivare preparati alla primavera del 2017.
Ovviamente la mia è solo una delle posizioni presenti nella Lega. 
Vi è anche quella che vorrebbe presentarsi ancora da sola cullando un isolazionismo inconcludente e stantio.

Idee diverse e rispettabili con una differenza sostanziale da tenere ben presente.
La strada che suggerisco si è dimostrata vincente in tante città e regioni (oltre ad aver già portato alla conquista di Crema in passato), l’altra ha ottenuto il peggior risultato elettorale nella storia del Carroccio in città.

giovedì 27 novembre 2014

#NOMOSCHEA | io (e la Lega) la pensiamo così...

Nelle ultime settimane in molti, tramite i social e in città, mi hanno chiesto perché ultimamente la Lega non faccia molto sentire la sua opinione sulla questione moschea...
Per ovviare riporto una breve dichiarazione, dal contenuto sempre attuale, che ho rilasciato tempo fa ad un giornalista locale.
Spero sia chiara...
“Innanzitutto mi è doveroso precisare come la posizione, che abbiamo preso e sostenuto negli ultimi due anni come Lega Nord, non nasce da un semplicistico pregiudizio mirante a porre dinieghi, sempre e comunque, laddove le comunità islamiche richiedono di poter costruire moschee, musalle e centri islamici, bensì pone il suo fondamento nella necessità che a monte di tutto vi sia un pieno riconoscimento ed una formalizzazione dei rapporti tra islam e stato, attraverso concordati e leggi, come avvenuto con tante altre religioni presenti in Italia.
Inoltre, stante i numerosi fatti di cronaca degli ultimi decenni, per non citare quelli emersi nelle ultime settimane, è parere della Lega negare, in assenza di una legge nazionale che ne regolamenti vari aspetti, la possibilità che si costruiscano moschee e quant'altro. Aspetti tutti peraltro contenuti in progetti di legge che il movimento ha depositato da tempo sia alla Camera che al Senato.
Chiedere che l’islam instauri rapporti ufficiali con l’Italia e che quest’ultima si doti di norme a tutela dei propri cittadini, ivi compresi coloro che professano il credo musulmano, è una richiesta di buon senso che dovrebbe partire proprio dalle varie comunità islamiche presenti sul territorio.

Avere leggi e norme che impediscano ad Imam improvvisati di predicare l’odio, come di recente emerso da indagini di polizia in Veneto, deve essere un interesse primario per tutti quei musulmani che rigettano logiche di scontro e prevaricazione.
Spesso capita di leggere, ed è avvenuto anche a Crema, che negare una moschea equivale a violare la costituzione negli articoli che sanciscono la libertà di culto. Rigetto totalmente tale impostazione che mira solo a far passare i contrari come siano noi leghisti, e non solo, come degli “usurpatori” dei diritti altrui. Nessuno vieta ad un cittadino che si professa musulmano di manifestare il proprio credo; quello che chiediamo sono regole e leggi certe che tutelino in primo luogo, come ho già detto, gli stessi musulmani dal proselitismo estremista che tenta, ed in molti casi vi è riuscito, di usare moschee e centri islamici come luoghi di indottrinamento all'odio.”

giovedì 20 novembre 2014

il Futuro è Indipendenza?


“Separatisti d’Italia”, questo il titolo di una ricerca dell’istituto DEMOS, diretto da Ilvo Diamanti, e pubblicata sul quotidiano “La Repubblica” del 10 novembre scorso, la quale, prendendo spunto dalle recenti consultazioni svoltesi in Scozia e Catalogna, esamina il tasso di indipendentismo nelle varie regioni italiane.

“Il vento indipendentista, dunque, soffia forte in Europa. Soprattutto dove esistono divisioni territoriali - economiche e culturali - profonde e radicate. Neppure in Italia la questione dell'indipendenza regionale è nuova”, si legge nell'articolo a commento della ricerca che prosegue, “il 30% del campione nazionale (rappresentativo della popolazione) intervistato da Demos, nelle scorse settimane si dice d'accordo con l'indipendenza della propria regione dall'Italia. Quasi uno su tre, dunque. Distribuito diversamente, anzitutto su base territoriale. Il sentimento indipendentista, com'era prevedibile, è concentrato, anzitutto, nel Nord. In particolare nel Nordest, dove è condiviso da oltre metà della popolazione. Soprattutto in Veneto, dove supera il 53%. Un dato praticamente identico a quello rilevato in un sondaggio dello scorso marzo. Il campione, nelle altre due regioni di quest'area, è, invece, troppo limitato per suggerire stime (ma in Friuli Venezia Giulia l'adesione al referendum andrebbe oltre il 60%). Ma l'indice di indipendentismo risulta superiore alla media anche in Piemonte e in Lombardia (dove scavalca il 35% della popolazione). La "questione settentrionale", dunque, non sembra essersi assorbita, nel corso degli anni. Semmai, si è "regionalizzata" maggiormente. Ma continua a generare distacco dall'identità nazionale.”

Perché, vi chiederete, citare solo a distanza di una decina di giorni questa ricerca che non fa altro che confermare dei numeri che gli ambienti indipendentisti e federalisti conoscono da tempo? Semplice, abbiamo atteso questo tempo nella speranza di leggere e sentire dichiarazioni e commenti che, sotto la spinta di tali dati, rilanciassero la sfida.



Speranza purtroppo vana dato che poco o nulla ha suscitato, salvo in Veneto, lo studio di Diamanti. Particolarmente rumoroso il silenzio della Lega Nord che poco meno di un anno orsono eleggeva il nuovo segretario federale sotto lo slogan “Futuro è Indipendenza”. Silenzio dovuto alla tattica e alla contingenza politica che poco fanno conciliare le ragioni autonomiste del Nord con la nascita di un partito personale al Sud, oppure una strategia di lungo termine nella quale il superamento della Lega Nord, e delle sue istanze sulla questione settentrionale, diviene inevitabile? 

Su “il Giornale” del 19 novembre Paolo Bracalini scrive, in merito al nuovo soggetto politico che sarà lanciato da Salvini per il centro sud: “per sfondare anche nel resto d'Italia e imporsi come leader nazionale di centrodestra, Matteo Salvini supera la Lega Nord (che resta, e con lui segretario federale, mentre però via Bellerio viene smantellata, i dipendenti messi in cassa integrazione, e il giornale la Padania chiude) per un progetto diverso, che si richiama al Front National francese”. Solo gossip? Forse, anche se i problemi di cassa integrazione per i dipendenti di Via Bellerio e la chiusura de “la Padania” sono fatti reali. 

I numeri dicono che un soggetto che sappia coagulare e indirizzare la voglia di autonomia, specie al Nord, è quanto mai necessario stante il palese persistere della questione settentrionale. Sarà ancora la Lega Nord questo soggetto? Se lo chiedono in molti, soprattutto tra coloro che lo scorso anno scelsero il segretario per il quale il “Futuro è Indipendenza”. 

Per leggere il commento completo del Prof. Diamanti sui risultati della ricerca, oltre che i dati, rimandiamo al sito www.demos.it

articolo, a firma di Theo Underwood, pubblicato su www.lavocedelnord.it

martedì 18 novembre 2014

Consigli Linkistici | la Voce del Nord


Per la serie di post denominati "Consiglio Linkistici" vi propongo oggi questo sito, attivo dal mese di settembre, che si autodefinisce non come una testata giornalistica ma piuttosto "una comunità e un sito web di discussione".

Si tratta de "la Voce del Nord", www.lavocedelnord.it, e già dal titolo potete immaginare di cosa e a chi si rivolge, ma per essere più preciso riporta sotto di esso due semplici paroline: Federalismo & Indipendenza.

Critiche, analisi, domande scomode e informazioni non certo "allineate" e "conformi" ad un certo pensiero, ma sempre stimolanti e controcorrente.
Leggendo alcuni post ho storto il naso, altri li condivido e spesso sono stati fonte di riflessioni.

Appena nato ha raccolto l'attenzione di molti, specialmente da parte di qualcuno che, sebbene non se ne renda conto, ha lavorato molto bene per i periodici Mondadori negli ultimi mesi piuttosto che sostenere un giornale prossimo alla chiusura...

Buona navigazione e lettura... 

sabato 4 ottobre 2014

SCOZIA | immagini di libertà

Immagini di una battaglia persa, NON DELLA GUERRA, sulla strada per l'INDIPENDENZA...

















venerdì 26 settembre 2014

#TURISMO | il progetto "Le ECCELLENZE del TERRITORIO verso EXPO 2015"

Stamane, a cura della Camera di Commercio di Cremona, è stato depositato in Regione Lombardia il progetto denominato "LE ECCELLENZE DEL TERRITORIO CREMONESE PER EXPO 2015", redatto dall'associazione temporanea di scopo costituita, oltre che dalla stessa Camera, da Provincia, comuni di Cremona, Crema e Casalmaggiore e associazioni di categoria.

Un progetto importante che intende promuovere e valorizzare le peculiarità e le eccellenze del territorio cremonese, cremasco e casalasco incrementando l’attrattività turistica e la competitività del territorio, potenziandone l’offerta turistica facendo leva sulle motivazioni di viaggio.

Idee e azioni concrete che non sono altro che il frutto del lavoro, spesso discreto e lontano dai riflettori, cui ho dedicato il mio mandato amministrativo che scadrà con l'elezione del nuovo presidente dell'amministrazione provinciale previsto per il prossimo 12 di ottobre. 

In particolare il contributo messo in campo dal mio assessorato (Sviluppo Economico, Turismo ed Expo) si è incentrato su quattro azioni specifiche:

Promozione turistica del territorio provinciale grazie alle dotazioni culturali identitarie del territorio, con particolare riferimento alla liuteria, all'arte organaria e alla musica.
 ARTE E CULTURA - INIZIATIVE DELLE CITTÀ MURATE E CASTELLATE
Il percorso storico “Circuito delle città murate e castellate” valorizza le strutture architettoniche difensive di tutto il territorio, mediante proposte turistiche finalizzate alla fruizione di percorsi che legano, con precisi criteri stilistici (dimore e giardini storici, tragitti urbani, eventi rievocativi in costumi d’epoca), le varie località. Gli itinerari sono conosciuti e proposti essenzialmente alle fiere di settore specializzate nel segmento sociale e scolastico, agli workshop per operatori del turismo che individua itinerari insoliti, ricchi di storia e cultura. Il Circuito  delle città murate e castellate porrà in essere azioni di  promozione delle rilevanze architettoniche delle provincia, incluse le ville visitabili.  A supporto, la stampa di specifiche  pubblicazioni riguardante i percorsi del circuito e le nuove proposte di itinerari; attività di convegnistica; l’ideazione di eventi nelle  dimore storiche.
FIL ROUGE
E’ l’esito di un dialogo tra le istituzioni musicali, le scuole di musica e le città, gli spazi pubblici, le piazze, gli esercizi commerciali e il turismo. Le scuole che fanno parte della Rete musicale cremonese realizzano un percorso che porta la musica fuori dalle aule, con la volontà di far conoscere la vivacità che caratterizza le scuole di musica ed animare, in un progetto condiviso con i Comuni, gli spazi urbani con un programma di concerti che rispecchi la vocazione delle singole scuole e aiuti gli allievi a cimentarsi con esibizioni pubbliche.
Promozione turistica del territorio provinciale grazie alle dotazioni identitarie del territorio, con particolare riferimento alle vie d’acqua e al ciclo turismo
L'IDEA DI VIAGGIO NELLA VALLE DEL PO
Sulle orme di Soldati, che con il pretesto del cibo e del vino fa conoscere l'Italia agli italiani: percorsi integrati dedicati al gusto, agli  eventi, alle esperienze di navigazione, - itinerari di navigazione di discesa e risalita lungo il fiume Po con fermate intermedie e possibilità di abbinamento a noleggio biciclette e/o visita a località rivierasche delle province di Cremona, Piacenza e Reggio Emilia - ai percorsi turistici nel paesaggio che si affaccia sul fiume. Un progetto di sistema che razionalizza le informazioni relative alle attività delle reti culturali del territorio, con particolare riferimento agli eventi, e fra essi agli eventi musicali, al fine di realizzare una programmazione unitaria e di medio periodo. Il prodotto, un calendario integrato dell’offerta culturale, la definizione di format informativi plurilingue, da realizzare in cartaceo e in web con la collaborazione del Sistema Turistico Po di Lombardia, mediante l’utilizzo della piattaforma E015.
Promozione turistica del territorio provinciale grazie alla facilitazione della mobilità.
NAVETTA EXPO
La provincia di Cremona presenta una dotazione infrastrutturale non adeguata alla gestione di flussi turistici potenzialmente attivabili con  Expo. L’esclusione del nostro territorio dalle principali direttive sia stradali che ferroviarie penalizza fortemente l’attrattività delle provincia.Per questo il  progetto prevede collegamenti diretti bi-settimanali  dei principali centri della provincia (Cremona, Crema e Casalmaggiore) il sito Expo. Il collegamento con Casalmaggiore si estenderà anche al sito Unesco di Sabbioneta. Le informazioni relative al servizio (quali ad esempio orari, prezzi, ecc.) verranno messe in condivisione tramite la piattaforma E015. Le attività di questo progetto si propongono di facilitare la realizzazione di pacchetti turistici da parte di tour operator.

sabato 13 settembre 2014

#FESTAdelTORRONE | il mio intervento alla conferenza stampa di presentazione


Nella mattinata di ieri ho partecipato, presso la Sala della Consulta del Palazzo Comunale di Cremona, alla conferenza stampa di presentazione della "Festa del Torrone", in programma dal 15 al 23 novembre prossimi.

Un evento importante che ha visto partecipare agli oltre 150 eventi organizzati nell'edizione 2013, durante i nove giorni di festa, la ragguardevole cifra di 230.000 persone. Numeri importanti per un evento che dovrebbe essere preso ad esempio da Crema per organizzare una vera e grande "Festa del Tortello", nella quale far convergere tutte le esperienze, vecchie e nuove, presenti nella nostra città. 


Di seguito il mio intervento: 
Come una piacevole tradizione che si rinnova ogni anno ho il piacere di partecipare a questo incontro con gli operatori dell’informazione per presentazione della prossima edizione della “Festa del Torrone”.
Un appuntamento importante e atteso non solo per la Città di Cremona, ma ormai per tutto il territorio, anche oltre i confini della provincia. Basti pensare alle numerose collaborazioni che gli organizzatori sono stati in grado di costruire in questi anni con città, festival, ecc.
Dopo una prima sperimentazione, svoltasi lo  scorso anno, di prolungare l’evento per oltre una settimana, anche questa edizione vedrà gli eventi dipanarsi abbracciando due fine settimana; segno di come la festa abbia raggiunto una grande maturità.
Seppur attraversando un periodo di incertezza sul proprio futuro, l’Amministrazione Provinciale di Cremona, che mi onoro di rappresentare, ha deciso comunque di non far venire meno il proprio apporto sia in termini finanziari, sia attraverso il lavoro dei propri collaboratori. Uno sforzo importante ma pienamente ripagato dal successo che la festa ha avuto e sono certo avrà in futuro.
Un futuro che vede questa edizione arrivare alla vigilia di un evento di cui tutti parlano ormai da anni, vale a dire l’Esposizione Universale di Milano del prossimo anno. Appuntamento quello dell’Expo verso il quale solo lavorando di comune accordo tra tutti gli operatori pubblici e privati, amministrazioni locali e associazionismo, si potranno ottenere risultati positivi in termini di accoglienza e offerta di eventi per  tutti quei turisti che ci auguriamo tutti vorranno passare qualche giorno nei nostri territori.
In ultimo un ringraziamento per il lavoro svolto, ed un augurio per quello in divenire, a quanti si stanno adoperando per offrire un’altra grande edizione della “Festa del Torrone”. 
Matteo Soccini
Assessore allo Sviluppo Economico, Turismo ed Expo
Provincia di Cremona

sabato 6 settembre 2014

#NOMOSCHEA | la mia adesione al "Comitato Cremasco No Moschea"

Sulla pagina Facebook "No alla Moschea a Crema" è stato pubblicato da circa un'ora un post molto interessante che lancia la proposta di costituire un "Comitato Cremasco No Moschea".

Eccone uno stralcio:

...il procedere spedito da parte della Giunta Bonaldi verso la concessione dei permessi propedeutici all'insediamento di una moschea / musalla / centro islamico ha fatto maturate in noi la convinzione che l’ambito sia pur importante ma ristretto, del web non sia più sufficiente a portare avanti la battaglia contro i propositi di chi oggi amministra la nostra amata Città.
Per questo motivo lanciamo pubblicamente con questo post la proposta di costituzione del “COMITATO CREMASCO NO MOSCHEA”, luogo ideale di discussione e azione, nel quale far convergere tutti coloro che in questi anni hanno pubblicamente manifestato la loro contrarietà al “progetto moschea”.
Un COMITATO aperto a tutti, senza preclusioni, in particolare a tutti quei cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare contraria alla moschea portata avanti dalla Lega Nord di Crema, quella degli imprenditori della zona PIP di Santa Maria, i partiti di opposizione dentro e fuori l’aula del Consiglio Comunale, le associazioni ed anche coloro che in cuor loro la pensano come noi, ma non hanno ancora avuto il coraggio di esprimere il proprio pensiero, magari timorosi di essere additati da soliti benpensanti di razzismo e quant'altro.
Di fronte ad un invito del genere, in piena coerenza con la disponibilità a lavorare con tutti coloro che non vogliono una moschea a Crema, manifestata nella mia lettera aperta a Simone Beretta della scorsa settimana, non posso che esprimere pubblicamente la mia piena adesione a questo costituendo comitato.

Ho già provveduto a inviare un messaggio privato ai gestori della pagina per offrire loro collaborazione e l'aiuto che riterranno necessario.
Invito tutti coloro che condividono questa battaglia a fare altrettanto.

Come scritto in chiusura del post sulla pagina da oggi #NoMoscheaCrema non sarà solo un hashtag.