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lunedì 25 aprile 2011

25 APRILE. Speriamo che Pasqua ci salvi dalla retorica

di seguito un commento, a firma Mario Cervi, pubblicato su "il Giornale" di ieri.
buona lettura.

Domani, 25 aprile, i quotidiani non saranno in edicola. Non lo saranno per il fatto che oggi, domenica di Pasqua, rimarranno chiuse sia le redazioni sia le tipografie. L’assenza della carta stampata dipenderà dunque da un banale meccanismo burocratico, privo d’ogni altro significato. Eppure a quel meccanismo io sono tentato d’attribuire una connotazione provvidenziale. Nel giorno della Liberazione saremo liberati anche dai molti pensosi e fervorosi commenti che di solito l’accompagnavano. Deo gratias.
Obietterete che la pausa non colpirà la televisione, strumento d’informazione e d’indottrinamento ben più potente dei fogli cui noi giornalisti all’antica collaboriamo. Sì, la televisione riverserà sugli italiani la prevedibile, massiccia dose di cerimonie, di cortei, di discorsi ufficiali improntati al ricordo solenne, di appelli resistenziali intrisi d’antifascismo puro e duro. Ma si tratterà d’immagini fuggevoli e di parole, tante parole. Lo scritto - concedeteci questo orgoglio minoritario - è altra cosa. Rimane, può essere non solo letto ma riletto, richiede argomentazioni non sommarie. Apprezzo in generale queste caratteristiche della parola scritta nei confronti della parola detta. Ma nel caso specifico del 25 aprile, lo ripeto, l’intervallo casuale di domani va iscritto secondo me tra gli eventi fausti di questa stagione concitata.
Tanto per cominciare ci sarà risparmiata - salvo anticipazioni furbette - l’alluvione d’inchiostro celebrativo in cui tante penne vengono intinte quando si tratta di rammentare, pensateci un po’, l’epilogo d’una guerra perduta. Perché l’Italia l’ha senza dubbio perduta la seconda guerra mondiale, e i camuffamenti nei quali siamo da secoli specialisti non possono alterare questa verità. I veri vincitori brindano più tardi, il loro riferimento temporale è a quando la Germania nazista depose definitivamente le armi. L’Italia precede quei pigri, e inneggia non tanto agli angloamericani che avevano messo in rotta-tardi e male per essere sinceri - le stremate forze tedesche, quanto ai partigiani. I quali rivendicarono il merito d’essere stati loro gli autentici liberatori, irrompendo in città e borgate quando il fascismo in effetti era defunto, l’esercito hitleriano non esisteva più, e nel bunker di Berlino stava per scoccare l’ora del suicidio collettivo. Sì, l’immane strage che aveva insanguinato l’Europa era ufficialmente finita (lasciando tuttavia strascichi angosciosi sia in Italia, con le mattanze di fascisti e pseudofascisti, con le foibe, con le mutilazioni territoriali: sia in Germania, con la sorte atroce delle popolazioni cacciate dalle loro terre e inseguite da avanguardie spietate dell’Armata Rossa). Si ricominciava, dal fondo. Era legittimo un respiro di sollievo per la pace recuperata. Erano a mio avviso eccessivi - ed eccessivi rimangono - i gridi di trionfo lanciati da troppi che non molti mesi prima indossavano la camicia nera (e dai loro figli e nipoti).
Sono queste notazioni perplesse. Non offensive, anzi rispettose e ammirative verso chi s’è battuto con coraggio, e ancor più verso chi ha sacrificato la vita. Ma notazioni immuni dalla retorica che invece in innumerevoli testi imperversa. E che pretende di nobilitare perfino autentiche infamie e oscenità, come l’esposizione dei corpi di Mussolini, di Claretta Petacci e dei gerarchi in piazzale Loreto.
Un altro motivo mi fa accettare di buon grado, e direi con riconoscenza, il silenzio stampa. Da molti anni a questa parte la Liberazione viene associata, in maniera implicita o esplicita, a battaglie antigovernative. Lo fece il Pci, appropriandosi del 25 aprile, quando al potere erano i democristiani. Lo hanno fatto i successori del Pci, malconci per le sberle della storia ma ancora decisi a rivendicare il monopolio ideologico e piazzaiolo della data fatidica. La rivendicazione è diventata arrogante dopo che Berlusconi-un bambino al tempo della Liberazione - ha fatto irruzione nella politica italiana.
Mi considero immune da ogni tipo di nostalgia fascista (sia del fascismo «normale» sia del fascismo di Salò). Alcuni lettori m’hanno rimproverato, al riguardo, un’eccessiva virulenza antimussoliniana. Se è una colpa, non esito a farmene carico. Ma i collegamenti che qualcuno vuole stabilire tra il centrodestra del terzo millennio e la marcia su Roma, le presunte contiguità tra i padani e le squadracce nere o le svastiche, la pretesa di certa sinistra - tuttora - d’avere una purezza salvifica grazie alla quale l’Italia sarebbe stata redenta se non avesse compiuto l’errore di preferire De Gasperi a Togliatti, mi sembrano proprio roba fuori corso. Roba che pure trovava posto, il 25 aprile soprattutto nei quotidiani, dove si può ampiamente elaborare. Almeno per una volta l’abbiamo scampata.

domenica 25 aprile 2010

25 APRILE - Le celebrazioni a Crema.

Come ogni anno si sono svolte questa mattina a Crema le celebrazioni per l'anniversario della Liberazione, giunta al suo 65° "compleanno. Per la prima volta vi ho preso parte in rappresentanza dell'amministrazione provinciale (con tanto di fascia blu con frangie gialle :-).

Tutto si è svolto in maniera tranquilla.
Breve corteo verso la chiesa di San Bernardino, messa celebrata da Don Emilio, deposizione della corona commemorativa alla lapide dei caduti e per finire i discorsi del Sindaco e del rappresentante dell'anpi. Sulle parole pronunciate nei due discorsi nulla da dire se non esprimere una consivisione, soprattutto quello di Bruno.
Verso il finale ecco però l'inciampo dell'anpi... con la solita stumentalizzazione e mala informazione eccolo attaccare la giunta provinciale per la questione dei viaggi della memoria.

Detto che la decisione che abbiamo preso è corretta, doverosa e ben volentieri la rifaremmo, è bene fare un pò di chiarezza sulla questione.

Per farlo riporto di seguito uno scritto dell'assessore Silvia Schiavi che enuncia molto bene come i fondi che dovevano andare ad agevolare gli studenti venivano usati per altro...

Del resto, che a nostri amici della passata amministrazione piacesse viaggiare è cosa nota, i fondi regionali e provinciali mica andavano agli studenti. I numeri sono scritti nei bilanci, quando è scoppiato lo scandalo gli amici consiglieri provinciali dal PD hanno chiesto le pagine del bilancio, gliele abbiamo date, e si son guardati bene dal pubblicarle per smentire i nostri numeri e non hanno avuto mai il coraggio di aprire la discussione in consiglio provinciale.

I numeri sono questi:
Dal 2005 al 2009: la Regione ha stanziato 250mila euro, la Provincia 104mila, L’Europa 8mila, Fondazione Cariplo 25mila per un totale di 390mila.

Sono stati spesi così:
- più di ¼: 100mila sono andati come stipendio della Presidentessa del Comitato per la Difesa della Democrazia e di una sua collaboratrice;
- 26mila sono andati all’APIC (quella che ha fatto 4 milioni di buco organizzando mostre sui dinosauri);
- un altro 100mila per “altri costi” tipo: pasti degli organizzatori (800euro alla volta), hotel, taxi (anche non nella lista dei fornitori autorizzati x viaggi di Cremona-Milano 320 euro), prestazioni di lavoro occasionali, stampe, e naturalmente omaggi: come i due violini in argento andati al comune di Caen in Normandia.

Insomma per i viaggi della memoria veri ne rimanevano 170mila (dei 390mila) ma neanche questi andavano tutti ai ragazzi.

Le spese includono:
2007 Normandia: Delegazione di 7 persone, camere singole, Presidente, addetto stampa, 4 giornalisti e l’autista: doveva guidare il pulmino che usavano per spostarsi, loro non stavano coi ragazzi
2007 Limoges, Le Mans, Caen, Dijone: Presidente del consiglio + 3 consiglieri
2007 non c’è 2 senza 3 : Varsavia
2008 Cefalonia: 3 consiglieri e stavolta l’autorità viaggia in aereo
2008 Corfù:
2009 Strasburgo: vanno in 7 :il Presidente, un suo assessore, il vicepresidente del consiglio e un consigliere (uno 4 notti) + un consigliere ci aggiunge anche un viaggio preliminare per organizzare
2005 Berlino e dintorni, Cracovia : 3 consiglieri 15gg

QUESTI SONO GLI SPRECHI CHE ABBIAMO TAGLIATO E CHE CONTINUEREMO A TAGLIARE!!!
SENZA NESSUNA "PARTIGIANERIA"!!!

dimenticavo...

come ogni anno non poteva mancare la preziosa presenza di insetti in Piazza Duomo che meriterebbero di fare dei bei viaggi in giro per il mondo... KOREA, CUBA, ecc.
sarebbe per loro molto istruttivo...

25 APRILE, W SAN MARCO!!!

Marco era figlio di Maria di Gerusalemme, nella cui casa si rifugiò Pietro liberato dal carcere. Collaborò con Barnaba all'opera apostolica di Paolo, al quale fu vicino anche nella prigionia di Roma. Discepolo fedele di Pietro ('mio figlio' 1Pt 5,13), scrisse il secondo vangelo, raccogliendo la predicazione dell'apostolo sui detti e sui fatti di Gesù. Tema del suo annunzio è la proclamazione di Gesù, Figlio di Dio, rivelato dal Padre, riconosciuto perfino dai demoni, rifiutato e contraddetto dalle folle, dai capi, dai discepoli. Momento culminante del vangelo di Marco è la professione di fede del centurione ai piedi della croce.

sabato 25 aprile 2009

25 Aprile. Grazie ragazzi!

...
Dopo aver partecipato questa mattina alle celebrazioni ufficiali a Crema, con il deprecabile corollario della presenza dei soliti trinariciuti con musica a tutto volume, volantini deliranti e insegne di una ideologia criminale, ritengo doveroso rivolgere un pensiero a tutti coloro senza i quali non vi sarebbe stata nessuna liberazione.

Arrivarono da paesi diversi ed anche molto lontani.

Le loro bandiere, la nostra memoria.